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​Amarone della Valpolicella

By Luca Stroppa 25 ottobre 2018

Amarone della Valpolicella

“Questo non è un Amaro, è un Amarone!”: sono le parole pronunciate da Adelino Lucchese, capo cantina presso la Cantina sociale della Valpolicella, dopo aver assaggiato un bicchiere di Recioto conservato in una botte dimenticata e lasciata fermentare troppo a lungo. Siamo nel 1936 e grazie a quell’errore di valutazione nacque l’Amarone, un vino inimitabile e di successo, destinato ad essere apprezzato e ricercato in tutto il mondo.

Storia dell’Amarone

Nel 1936, la Cantina sociale della Valpolicella era rinomata e conosciuta per la produzione del vino tradizionale di questa zona, ovvero il Recioto. Adelino Lucchese si prendeva cura da anni della cantina, ma, un giorno, qualcosa era andato storto: una delle botti che avevano raggiunto il tempo necessario di invecchiamento fu dimenticata e ritrovata qualche anno dopo. Lucchese avvertì immediatamente il direttore Gaetano Dall'Ora che invitò il capo cantina ad assaggiare quel vino per verificare la possibilità o meno di lanciarlo sul mercato. È in questa occasione che Adelino Lucchese pronunciò la frase che diede battesimo all’Amarone.

La differenza fondamentale tra i due vini sta nella durata del processo di fermentazione: nel caso del Recioto, la trasformazione degli zuccheri in alcol non viene completata ma interrotta per dare vita ad un vino dolce, nel caso dell’Amarone viene invece completata, producendo un vino amaro, corposo e dalla struttura imponente.

Da quel momento in poi, Dall’Ora e Lucchese iniziarono una serie di esperimenti per cercare di riprodurre quel vino dal sapore sorprendente. Passarono due anni e fu stampata la prima etichetta che riportava il nome “Amarone”, ma la commercializzazione in serie di questo vino, prodotto secondo precise norme, risale soltanto al 1953, grazie alla cantina Bolla. È, invece, del 1968 il riconoscimento della DOC, del 2010 quello della DOCG.

Luoghi dell’Amarone e modalità di produzione

L’Amarone nasce in una fascia territoriale ben delimitata che comprende 19 comuni della provincia di Verona. L’Amarone denominato “Classico”, invece, indica il vino prodotto nella zona antica e tradizionale che comprende solo 5 comuni: Fumane, Marano, Negrar, Sant’Ambrogio e San Pietro in Cariano.

La produzione di questo vino deve seguire una serie di rigide norme contenute nel disciplinare. Tra le più importanti quelle riguardanti l’uvaggio, l’appassimento, la fermentazione e l’invecchiamento: sono tre le tipologie fondamentali di uve utilizzate per la produzione di questo vino e cioè la Corvina, la Rondinella e la Molinara, mentre altre tipologie possono essere utilizzate in una percentuale ridotta a discrezione del produttore; l’appassimento deve durare circa 100-120 giorni, in modo tale che l’uva perda completamente acqua esaltandone il contenuto zuccherino decisivo per avere una gradazione alcolica importante e donare al vino sapori inconfondibili; la fermentazione richiede invece 30-50 giorni per trasformare lo zucchero in alcol, mentre l’invecchiamento deve essere di almeno due anni a partire dal 1 Gennaio successivo alla conclusione della vendemmia.

Tutte queste norme di produzione rendono l’Amarone della Valpolicella un vino unico e di assoluta qualità. Si consideri anche che per la sua produzione vengono utilizzati unicamente grappoli d’uva “spargoli”, ovvero con acini ben separati tra loro per favorirne l’appassimento, e ancora pensate che la resa massima delle uve per ettaro non può eccedere gli 84 quintali: il tutto è sinonimo di attenzione, cura maniacale e quindi, come abbiamo detto, di qualità inimitabile.

Amarone: quali abbinamenti?

L’Amarone è, prima di tutto, un vino da meditazione che ammette di essere gustato da solo senza essere accompagnato da nessun piatto. È un vino forte e dai sapori persistenti che va bevuto in un momento di pausa o relax per comprenderne, al meglio, la complessità e la storia che si nasconde dietro di esso.

È comunque un vino adatto per una tavola imbandita con selvaggina, arrosti importanti o formaggi stagionati. Ma soprattutto, è talmente buono che, in fin dei conti, può andare sempre bene!

Posted in: Vini d'Italia
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