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La flute: storia, caratteristiche e utilizzo del bicchiere per le bollicine

By Luca Stroppa 29 aprile 2020 443 Views

La flute: storia, caratteristiche e utilizzo del bicchiere per le bollicine

Ogni vino ha caratteristiche specifiche e la scelta del bicchiere in cui gustarlo è determinante per farlo esprimere al meglio e, quindi, per poterlo apprezzare a pieno. La flute, ad esempio, è un bicchiere, dal gambo sottile e dalla forma allungata, pensato e studiato appositamente per valorizzare la degustazione degli spumanti. Si tratta di un bicchiere controverso, in continua evoluzione e dalla storia molto affascinante.

In questo articolo ti sveleremo tutto sulla flute: storia, curiosità, significato, caratteristiche e modalità di utilizzo …

Storia della flute

La storia del bicchiere "flute" va di pari passo con la storia e l’evoluzione della tipologia di vino per il quale è stato originariamente progettato, ovvero lo champagne. In realtà, questo bicchiere è stato riconosciuto solo recentemente come il più adatto alla valorizzazione di questo vino e di tutti gli spumanti, soprattutto quelli secchi. Prima, infatti, la “coppa champagne” rappresentava indiscutibilmente il contenitore privilegiato delle bollicine.

La “coppa champagne”, larga e non allungata, fu introdotta in Francia all’inizio del Settecento. Secondo una leggenda, la forma di questo bicchiere sarebbe stata progettata ispirandosi al seno di Madame de Pompadour, amante di Luigi XV e grande appassionata di champagne. Altri la fanno risalire al seno della regina Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI. Altri ancora collocano l’origine della coppa in Inghilterra, uno dei Paesi in cui si registrava il maggior consumo di bollicine francesi. Si pensa che alcune famiglie aristocratiche inglesi si affidarono ad un gruppo di esperti vetrai per realizzare un bicchiere che potesse esprimere al meglio le potenzialità di questo vino e che soprattutto fosse in grado di disperderne la spuma, per i gusti dell’epoca considerata volgare e poco elegante.

Coppa

Al di là della sua origine, la coppa fu il primo bicchiere pensato appositamente per gustare lo champagne. Fino ad allora si utilizzavano gli stessi bicchieri con cui si beveva l’acqua o la birra, con tutti i problemi, in termini di percezione delle caratteristiche delle bollicine, che tale uso faceva sorgere.

Se poi consideriamo che all’epoca gli champagne avevano una spiccata tendenza dolce allora possiamo comprendere questa scelta: la coppa larga accelera la velocità con cui le bollicine giungono in superficie, liberando immediatamente i suoi forti aromi, che si attenuano e risultano piacevolmente percepibili. Inoltre la spuma è meno concentrata. E come abbiamo visto, per i gusti e la sensibilità di quel periodo storico, la spuma era considerata poco elegante.

Ma nel corso dell’Ottocento, l’evoluzione dei gusti e il perfezionamento delle tecniche di produzione dello champagne hanno portato all’introduzione e all’affermazione di bollicine dai sentori più secchi e leggeri. Madame Louise Pommery introduceva, nel 1874, il primo Brut Millesimato della storia con un residuo zuccherino molto basso, fino ad allora mai sperimentato. E per gustarlo al meglio pensò ad un bicchiere diverso dalla “coppa champagne”: un bicchiere più lungo e stretto era in grado di valorizzare maggiormente il suo vino perché ne conservava il perlage, improvvisamente diventato sinonimo di eleganza, e la frizzantezza, oltre a garantire una graduale esaltazione dei suoi leggeri profumi, tutti concentrati in uno spazio ristretto.

Fu così che i vetrai a cui si appoggiava l’azienda francese progettarono i primi bicchieri “flute” della storia: chiamati così perché la loro forma stretta, lunga e slanciata ricorda quella del flauto.

Flute

Dovremo comunque aspettare la metà del Novecento per sancire la definitiva affermazione di questa forma a scapito della coppa, anche se quest’ultima non è stata completamente abbandonata ed è ancora utilizzata per spumanti molto dolci.

Il progressivo cambiamento dei gusti e dei costumi della popolazione europea fu di fondamentale importanza: la ricerca di piatti più leggeri e delicati e il tentativo di abbinare lo Champagne a tutto il pasto portarono alla produzione di bollicine secche e dai sentori più fini. E per questi vini non c’è nulla di meglio della flute …

Caratteristiche e utilizzo della flute

Il bicchiere denominato flute si caratterizza per un lungo stelo, che poggia su una base larga e circolare, con una coppa slanciata, stretta e lunga.

Se la base larga garantisce stabilità, lo stelo lungo è pensato per impugnare il bicchiere evitando di entrare in contatto con la coppa e impedendo così il surriscaldamento del liquido.

Un corretto utilizzo della flute prevede dunque un’impugnatura dallo stelo. Afferralo con pollice e indice, per poi distendere il resto delle dita verso la base. Ricorda che più le dita sono lontane dalla pancia del bicchiere meglio è, anche a costo di invadere e sfiorare la base del bicchiere.

La forma allungata e stretta della coppa della flute è invece pensata per esaltare le caratteristiche distintive degli spumanti, soprattutto quelli secchi: consente di apprezzare le bollicine che si sviluppano dal fondo, evitando che si disperdano; consente di prolungare l’effervescenza e di ammirare l’elegante spuma che si viene a creare in superficie; infine riesce a concentrare e indirizzare i suoi numerosi e fini profumi verso il naso. E per apprezzarli al meglio ricorda di garantire un’ossigenazione ideale al liquido, riempiendo il bicchiere per i suoi 2/3.

Prima di concludere dobbiamo precisare che la capienza di questi bicchieri è variabile, anche se lo standard è di 250 ml; inoltre all’interno della categoria di bicchiere flute esistono delle specifiche tipologie, con caratteristiche particolari, pensate per specifici vini o per uno specifico utilizzo. Esistono ad esempio quelli chiamati “a triangolo rovesciato” o “a tromba” che si allargano leggermente nella parte superiore per liberare più velocemente i profumi; esistono quelli “a tulipano” che invece si richiudono su stessi nella parte finale per concentrare ulteriormente i profumi al naso; infine ci sono quelli “a provetta”, completamente dritti, una via di mezzo tra quelli “a tromba” e quelli “a tulipano”.

La scelta di utilizzare un tipo di bicchiere o l’altro dipenderà dalle caratteristiche del vino, “a tulipano” per quelli secchi e “a tromba” per quelli un po’ più dolci e con la necessità di “aprire” maggiormente i suoi profumi, ma la differenza è sottile e molto dipende dai gusti del winelover e dal tipo di esperienza degustativa che intende compiere.

È proprio il caso di dirlo: ad ogni vino (e ad ogni winelover) il suo bicchiere!

Posted in: Cultura del vino
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