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​Che cosa s’intende per uvaggio

By Luca Stroppa 12 maggio 2020 518 Views

Che cosa s'intende per uvaggio

In enologia, per uvaggio s’intende l’insieme delle uve, diverse tra loro, che vengono utilizzate per la produzione di un vino. Oggi il termine è utilizzato in maniera piuttosto confusa, ma in realtà ha un significato specifico, con precise connotazioni legate ad una pratica diffusa nei vigneti di una volta.

In questo articolo approfondiremo il significato di “uvaggio” e rifletteremo sul suo uso nell’attuale settore enologico.

Significato di uvaggio

Il termine uvaggio veniva utilizzato, tempo fa, per indicare l'insieme di uve diverse, vendemmiate nello stesso tempo e nello stesso vigneto, vinificate insieme e utilizzate per produrre un determinato vino.

In passato, l’organizzazione del vigneto e dei vitigni che venivano coltivati era diversa da quella attuale. Succedeva, in alcuni casi, che, all’interno di uno stesso vigneto, ci fossero filari di viti diverse, oppure, all’interno di uno stesso filare, venissero coltivate varietà diverse di viti. Questo tipo di organizzazione del vigneto rendeva difficile la differenziazione della raccolta delle uve. Le varie tipologie venivano dunque vendemmiate nello stesso periodo e poi pigiate insieme, senza alcuna distinzione.

Il termine uvaggio si riferiva, in origine, proprio a questa pratica: uve diverse vendemmiate nello stesso periodo e nello steso spazio e vinificate rigorosamente insieme.

Oggi, lo sviluppo degli studi e delle tecnologie della vigna ha generato un’organizzazione diversa dei vigneti, più comoda e funzionale. Le varie tipologie di uve difficilmente sono sparse casualmente tra i filari e sono spesso coltivate in appezzamenti diversi e separati a seconda delle loro caratteristiche e dell’epoca di maturazione. Ciò garantisce una personalizzazione nella gestione delle varie tipologie di uve, che così possono esprimere al meglio tutto il loro potenziale.

Il termine uvaggio ha così assunto un significato leggermente più ampio e viene utilizzato per indicare le uve di vitigni diversi, con medesima epoca di maturazione, che vengono vendemmiate nello stesso arco temporale ma non necessariamente nello stesso vigneto, pigiate, fermentate e vinificate insieme. Il tutto per ottenere un vino particolare, che può esaltare aspetti che non emergerebbero con un vino ottenuto da un unico vitigno.

Riflessione sull'utilizzo distorto del termine uvaggio

Oggi, il termine uvaggio è spesso utilizzato in un’altra accezione, tecnicamente non corretta e che può creare confusione.

L’uvaggio è considerato solo la ricetta con cui produrre un vino, l’insieme degli ingredienti utilizzati per produrlo, la percentuale delle tipologie di uve utilizzate, indipendentemente dal tempo o dal periodo di raccolta e dal momento in cui vengono mescolate.

Addirittura quando un vino è prodotto “in purezza”, da un’unica tipologia di uve, un unico vitigno quindi, si parla di “uvaggio” o di “uvaggio monovarietale”. Ma in questi casi non si dovrebbe parlare di uvaggio perché non c’è mescolanza di uve diverse. Inoltre, parlare di vino in purezza ottenuto con un determinato uvaggio è una contraddizione che può creare confusione.

Più corretto è parlare di “vino monovarietale”, quello ottenuto da un unico vitigno, o di “vino plurivarietale”, ottenuto da vitigni diversi. E nella categoria dei vini plurivarietali si può parlare di uvaggio solo quando ci troviamo di fronte ad uve che sono state vendemmiate, pigiate e vinificate insieme.

Attenzione dunque all’utilizzo eccessivo ed illegittimo del termine “uvaggio”!

Posted in: Cultura del vino
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