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​Cantina Novaia: un gioiello tra le colline della Valpolicella

By Luca Stroppa 05 giugno 2018

Cantina Novaia: un gioiello tra le colline della Valpolicella

La nostra rubrica Cantine d’Italia è un viaggio alla scoperta dell’eccellenza vitivinicola italiana; un viaggio fatto di varietà, passione, prestigio, cura del dettaglio, tradizione e innovazione, tutte caratteristiche che rendono il nostro Paese la Patria del Vino.

Scopriremo tutto sulle migliori cantine della Penisola: storia, territorio, vitigni, produzione, curiosità e approfondimenti.

Cantina Novaia: Storia e Territorio

Il nostro viaggio inizia dal Veneto, nello specifico da Marano di Valpolicella, località Novaia, in provincia di Verona, una delle zone più spettacolari dell’Alta Valpolicella.

Qui, prima i Romani, poi gli ordini monastici e infine la Repubblica di Venezia, comprendendo le peculiari caratteristiche morfologiche e climatiche del territorio, particolarmente adatto alla coltivazione della vite, hanno sviluppato e tramandato la cultura del vino.

Alla fine dell’Ottocento, Paolo Vaona, conservando questa antichissima tradizione, decide di fondare una cantina a conduzione famigliare, dedicando anima e corpo alla produzione di vini, come il Recioto e il Valpolicella, apprezzati e bevuti in tutto il mondo. Paolo sarà infatti il precursore di una delle cantine più innovative della viticoltura italiana, un punto di riferimento per il settore.

Da Paolo, passando per Bruno, oggi, la cantina, denominata "Novaia" ovvero “nuova aia” o “nuovo insediamento”, a partire dal 1973, è condotta dalla terza e dalla quarta generazione della famiglia Vaona: Giampaolo e Cesare con i rispettivi figli Marcello e Cristina.

Vigneti e Produzione

I terreni di proprietà dell’azienda, situati tra i 250 e i 400 metri sopra il livello del mare, si caratterizzano per un’elevata quantità di tufo, per cui nascono vini minerali, sapidi ed eleganti, non troppo strutturati.

I 7 ettari di vigneti sono coltivati per il 50% da Corvina, il 30% da Corvinone, il 15% da Rondinella e la percentuale restante, il 5%, è suddivisa tra altre varietà autoctone della zona come Oseletta, Turchetta e Molinara ancora presente nei vecchi vigneti.

I vigneti sono a loro volta suddivisi in tre diverse “cru”, zone delimitate in cui si coltiva un determinato vitigno e si produce un determinati vino: cru “Le Balze”, che prende il nome dai gradoni che caratterizzano il vigneto e da cui si produce l’Amarone della Valpolicella; cru “I Cantoni” dalla particolare forma ad anfiteatro del vigneto, dove nasce il Valpolicella Classico Superiore; e infine cru “Le Novaje” dalla vicinanza con la contrada Novaia, da cui si ricava il Recioto.

La produzione di vini è di circa 50.000 bottiglie all’anno di cui tre Valpolicella, un Base, un Ripasso e un Superiore; due Amarone, un Classico e un Riserva; e un Recioto.

Recioto e Amarone

Particolarmente interessante la storia e l’origine di due dei vini più famosi della Valpolicella: il Recioto e l’Amarone.

Il Recioto ha una storia millenaria e prende il nome dalle “recie” ovvero le ali che caratterizzano i grappoli di uva Corvina, mentre l’Amarone è un vino più giovane, nato per sbaglio, da una botte di Recioto dimenticata e lasciata fermentare troppo a lungo. Ma se la nascita dell’Amarone è casuale, tutt’altro che casuale è il nome, che deriva dalla parola “amaro”, proprio per distinguerlo dalla dolcezza di un vino da dessert come il Recioto.

L’impegno per il biologico

L’azienda Novaia si distingue per l’impegno verso il biologico nel rispetto del pianeta, dell’ambiente e del consumatore finale.

La svolta data 2011, anno della conversione da un’agricoltura tradizionale ad un’agricoltura biologica e autosufficiente in grado di salvaguardare la naturale fertilità dei terreni, evitando l’utilizzo di diserbanti e insetticidi. Ciò si traduce nell’utilizzo di pratiche agricole naturali, come il “sovescio”, che consiste nel coltivare e interrare determinate colture per far aumentare la fertilità del terreno; nella pratica della “confusione sessuale” per combattere alcuni dei principali nemici dell’uva, come la Tignola e la Tignoletta, attraverso l’emissione nell’aria di grandi quantità di feromone sessuale femminile tale da impedire al maschio di individuarla e fecondarla producendo nuovi “nemici”; o semplicemente nell’utilizzo di impianti fotovoltaici per garantire autonomia nella produzione di energia elettrica.

Posted in: Cantine d'Italia
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