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​Abbinamento vino e bignè

By Luca Stroppa 28 gennaio 2020 274 Views

Abbinamento vino e bignè

Raccontare ed esplorare la storia e l’origine delle ricette più amate è un’operazione davvero curiosa. Come avrai certamente notato, a noi di Wineshop.it piace capire da dove proviene un piatto e qual è la sua storia. Solo così si possono scoprire dettagli e informazioni davvero interessanti e a volte sorprendenti. È il caso di una pasta dolce famosissima nel nostro Paese e nel resto del mondo: stiamo parlando dei bignè. “Francesi” diranno in molti, “No, italiani!”, risponderemo noi. Già perché rispetto a quello che si pensa e a ciò che suggerisce il nome, questi deliziosi dolcetti tondeggianti hanno probabilmente avuto origine proprio in Italia, certamente da un pasticcere italiano. Per questo noi ce li gustiamo con un nostro passito. Un abbinamento esplosivo.

Storia e curiosità sui bignè

L’origine, la storia e la diffusione dei bignè sono strettamente legati alla figura di Caterina dè Medici. Ciò che sappiamo è che Caterina disponeva di una schiera di cuochi, gelatai e pasticceri pronti a soddisfare la sua ghiottoneria. Tra questi spiccava la figura del capo pasticcere mediceo, un tal Penterelli.

Alla corte fiorentina Penterelli si distinse per le sue gustose ed originali preparazioni dolci che facevano letteralmente impazzire Caterina. Pare che tra le sue ricette più riuscite ci fosse una particolare pasta prodotta in due varianti, fritta o cotta al forno, che rappresentava il dolce più ricercato a Corte.

Quando verso la metà del Cinquecento Caterina si trasferì in Francia per sposare Enrico II di Valois si portò con sè anche la truppa di cuochi su cui poteva contare in Italia, proprio per conservare le proprie abitudini alimentari. In Francia però non andò Penterelli ma il suo allievo e successore Popelini. A lui si deve il perfezionamento e l’introduzione in terra d’Oltralpè dei bignè.

In particolare, Popelini ebbe il merito di introdurre il ripieno dolce ad arricchire la pasta pensata da Penterelli, soprattutto con panna montata o crema pasticcera.

In Francia quella pasta tonda fu subito definita “pasta choux”, dove “choux” significa “cavolo”, proprio perché ne ricorda la forma. Il dolce prodotto fu invece definito “beignet”, che in francese possiamo tradurre con “frittella”. Già perché oltre ad essere cotto, il bignè poteva essere fritto e preparato senza ripieno, da qui “beignet”.

Per molto tempo la variante fritta fu chiamata “beignet” e quella ripiena “pasta choux”. Oggi, almeno nel nostro Paese, si è adottata l’espressione francese “beignet”, italianizzata in bignè, termine che identifica entrambe le varianti.

Come e quando i bignè

Oggi quando si parla di bignè viene subito in mente il dolce ripieno di crema. Ed è proprio questa variante che noi di Wineshop.it ci divertiamo spesso a preparare come sfizioso post pasto o come dolce spuntino di metà giornata.

Il segreto, non troppo nascosto, sta nella preparazione della “pasta choux”.

Fai bollire acqua, burro e sale in una pentola. Aggiungi pian piano la farina fino ad ottenere un impasto denso e compatto. Rovescialo e fallo raffreddare prima di aggiungervi le uova.

A questo punto, inserisci l’impasto in una sac à poche con cui formare la loro caratteristica forma tondeggiante. Fai cuocere in forno e, una volta raffreddati, puoi aggiungerci, sempre ricorrendo alla sac à poche, il ripieno che preferisci. Noi, golosissimi, abbiamo scelto crema e cioccolato.

Con quale vino i bignè

Con un dolce come i bignè ci abbiniamo un vino passito. Nello specifico un vino dolce piuttosto particolare, capace di esaltare i delicati sapori dei nostri bignè alla crema e di fondersi con quelli più potenti dei bignè al cioccolato.

Il Picolit è il vino ideale per la nostra ricetta. La sua media struttura e il suo profumo delicatamente intenso, dolce, grasso e decisamente persistente si adatta alla perfezione al dolce alla crema perché ne supporta i sapori, ma allo stesso tempo ben si accompagna ai bignè al cioccolato perché fonde armonicamente i suoi aromi con quelli del dolce.

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