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​​Notizie sul vino: Oltrepò Pavese, con il Progetto Montenapoleone è svolta storica, nuova denominazione, stop alla Bonarda ferma e Pinot Nero verso la DOCG?

By Luca Stroppa 10 luglio 2026 183 Views

Le principali notizie sul vino dell’ultima settimana (4 luglio - 10 luglio 2026). Riguardano il vino italiano e non solo. Sono quelle più interessanti, più dibattute, più curiose e più riprese dai migliori Blog e siti sul vino.

Leggi quanto segue per restare informato. Buona lettura.

Le ultime notizie sul vino

Il riepilogo settimanale di Wineshop.it sulle principali notizie dal mondo del vino si apre con una novità che potrebbe segnare una svolta storica per l'Oltrepò Pavese: il Progetto Montenapoleone, destinato a ridisegnare le denominazioni del territorio.

Si prosegue con l'allarme lanciato da Unione Italiana Vini (UIV) sull'aumento delle giacenze nelle cantine italiane. Spazio poi ai numeri del Valpolicella Annual Report 2026, che fotografano una denominazione orientata a ridurre i volumi per preservare il valore dei propri vini.

A chiudere, due notizie dalla Francia: il debutto della nuova MICHELIN Grape Selection, con le prime cantine insignite del massimo riconoscimento, e l'ipotesi che lo Champagne possa vivere la vendemmia più precoce della sua storia.

Notizie sul vino: Oltrepò Pavese, con il Progetto Montenapoleone è svolta storica, nuova denominazione, stop alla Bonarda ferma e Pinot Nero verso la DOCG?

1️⃣ Il Progetto Montenapoleone cambia l’Oltrepò Pavese: nuova denominazione, stop alla Bonarda ferma e Pinot Nero verso la DOCG

Lo scorso 6 luglio il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese ha presentato alle aziende vitivinicole e alle organizzazioni agricole del territorio il Progetto Montenapoleone, un piano che punta a ridisegnare il sistema delle denominazioni dell’Oltrepo’ Pavese con l'obiettivo di valorizzare maggiormente i vini fermi di qualità.

L'idea alla base del progetto è quella di costruire una nuova piramide qualitativa. Alla base si collocherebbero i vini IGP Pavia, destinati alla fascia d'ingresso del mercato; al livello intermedio resterebbero i vini Oltrepò Pavese DOC; al vertice, invece, nascerebbe una nuova denominazione dedicata esclusivamente alle produzioni di maggiore pregio.

Quest’ultima si dovrebbe chiamare Montenapoleone, nome di un vino rosso particolarmente apprezzato fino agli anni Sessanta e che, all’epoca, rappresentava, insieme a Buttafuoco e Sangue di Giuda, una delle etichette simbolo dell'enologia locale.

Inoltre, la nuova denominazione sarebbe riservata soprattutto ai grandi vini rossi fermi ottenuti da vitigni autoctoni, con Croatina e Barbera al centro del progetto. È prevista inoltre una tipologia bianca dedicata esclusivamente al Riesling Renano.

Il disciplinare della futura denominazione potrebbe introdurre specifici e nuovi criteri produttivi tra cui:

• l'introduzione delle menzioni comunali, per identificare i vini prodotti esclusivamente con uve provenienti da un determinato comune;

• un eventuale limite minimo di altitudine dei vigneti, per rafforzare il legame tra qualità e territorio;

• misure orientate alla sostenibilità, come l'introduzione di un peso massimo delle bottiglie per ridurre il consumo di vetro e le emissioni legate al trasporto.

Il progetto prevede anche una revisione dell'attuale sistema delle denominazioni. Tra le ipotesi avanzate figurano:

• l'eliminazione della Bonarda nella versione ferma, mantenendo la denominazione esclusivamente per la tipologia frizzante, ritenuta la più rappresentativa della tradizione dell’Oltrepo’;

• la valorizzazione del Buttafuoco come una delle massime espressioni dei rossi autoctoni fermi del territorio;

• il riconoscimento del Pinot Nero rosso DOC come futura DOCG.

Il prossimo passaggio decisivo è fissato per febbraio 2027, quando il progetto dovrebbe essere sottoposto all'Assemblea dei soci del Consorzio per ottenere il via libera. In caso di approvazione, il Consorzio potrà avviare l'iter ufficiale per il riconoscimento della nuova denominazione, predisponendo il disciplinare di produzione e presentando la relativa richiesta alle autorità competenti.

2️⃣ Allarme UIV: 53 milioni di ettolitri fermi e invenduti nelle cantine italiane, l'equivalente di un'intera vendemmia

Lo scorso 8 luglio, a Roma, si è svolta l'Assemblea Generale di Unione Italiana Vini (UIV), durante la quale uno dei temi centrali è stato quello delle giacenze di vino. I dati presentati hanno evidenziato una situazione particolarmente delicata: a maggio 2026 le scorte presenti nelle cantine italiane hanno raggiunto circa 53 milioni di ettolitri, con un incremento del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Si tratta di un volume equivalente all'incirca all'intera produzione di una vendemmia nazionale, che fotografa un mercato in cui l'offerta continua a superare la domanda. In altre parole, il vino prodotto non riesce a essere assorbito con la stessa velocità dal mercato interno ed estero, determinando un progressivo accumulo di scorte nelle cantine.

Questa situazione sta producendo effetti concreti sulla gestione delle aziende vitivinicole. Per evitare che parte della produzione rimanga invenduta o perda completamente valore, molte cantine sono costrette a declassare alcuni vini in categorie commerciali inferiori rispetto a quelle inizialmente previste. Ciò significa, ad esempio, che un vino destinato a essere commercializzato come DOC o DOCG può essere declassato a IGT o addirittura a vino senza denominazione, rinunciando così al valore aggiunto garantito dalla certificazione di origine. Sebbene questa scelta permetta di trovare più facilmente uno sbocco commerciale, comporta inevitabilmente prezzi di vendita più bassi e una significativa riduzione della redditività.

Di fronte a questo scenario, UIV ha ribadito la necessità di intervenire con strumenti normativi e di programmazione in grado di riportare equilibrio tra produzione e domanda. L'obiettivo è superare una logica basata esclusivamente sulla capacità produttiva e orientare maggiormente la vendemmia alle reali esigenze del mercato. Secondo l'associazione, è fondamentale pianificare i volumi produttivi in funzione delle prospettive di vendita, così da evitare un eccesso di offerta che finisca per comprimere i prezzi e ridurre la competitività delle imprese. Una programmazione più efficace consentirebbe non solo di contenere l'accumulo delle giacenze, ma anche di preservare il valore delle denominazioni, garantire una maggiore sostenibilità economica alle cantine e rafforzare la stabilità del comparto vitivinicolo italiano nel medio-lungo periodo.

3️⃣ Valpolicella, Report 2025: imbottigliato al -3% per preservare il valore delle denominazioni, Corvina regina tra le varietà locali

Giovedì 9 luglio, il Consorzio Tutela Vini Valpolicella ha presentato il Valpolicella Annual Report 2026, il rapporto che fotografa l'andamento delle denominazioni del territorio nel corso del 2025.

Tra i dati più significativi emerge la sostanziale stabilità della superficie vitata, che si attesta a 8.614 ettari, in linea con i livelli registrati nel 2024 e nel 2023. Oltre la metà del vigneto della denominazione è concentrata in quattro comuni, che insieme rappresentano circa il 52% della superficie vitata:

• Verona: 15%;

• Negrar di Valpolicella: 13%;

• San Pietro in Cariano: 13%;

• Illasi: 11%.

Per quanto riguarda la composizione varietale, la Corvina si conferma il vitigno più coltivato del territorio, rappresentando il 56% della superficie rivendicata. Seguono Rondinella e Corvinone, entrambe con una quota del 19%.

Sul fronte produttivo, nel 2025 le bottiglie immesse sul mercato sono state quasi 57,5 milioni di bottiglie, registrando una flessione del 3% rispetto all'anno precedente. Il calo interessa tutte le principali denominazioni della Valpolicella:

Amarone della Valpolicella e Recioto della Valpolicella: -2,4%;

Valpolicella Ripasso: -3,7%;

Valpolicella: -2,7%.

Secondo il Consorzio, si tratta di una contrazione prevista, frutto di una strategia volta ad allineare i volumi produttivi all'attuale domanda di mercato, con l'obiettivo di preservare il valore e il posizionamento delle denominazioni.

Parallelamente, il Consorzio è impegnato su altri fronti strategici. Tra questi spicca il percorso di candidatura del rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella a Patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO, un riconoscimento che valorizzerebbe una delle pratiche più identitarie del territorio, alla base della produzione di Amarone, Recioto e Ripasso.

Prosegue inoltre il processo di internazionalizzazione. Nel corso del 2025 il Consorzio ha promosso attività di valorizzazione e promozione in 16 Paesi distribuiti su cinque continenti, rafforzando la presenza dei vini della Valpolicella sui principali mercati internazionali.

4️⃣ Al debutto le 3 stelle Michelin del vino: ecco le prime cantine premiate tra le leggende della Borgogna

La Guida Michelin entra per la prima volta nel mondo del vino e assegna le sue nuove “3 stelle Michelin” alle cantine, un riconoscimento dedicato alle aziende vitivinicole considerate espressione assoluta di qualità, identità territoriale e capacità di rappresentare il proprio terroir.

La prima selezione riguarda la Borgogna, una delle regioni simbolo del vino mondiale, dove il rapporto tra vigna, terroir e tradizione ha raggiunto livelli di eccellenza riconosciuti in tutto il mondo.

L’annuncio ufficiale è arrivato il 7 luglio 2026 con la prima edizione della MICHELIN Grape Selection: nove tenute sono state premiate con il massimo riconoscimento delle Tre Uve Michelin, mentre altre realtà hanno ricevuto due o una “uva” Michelin.

Tra le cantine entrate nell’élite mondiale spiccano alcuni dei nomi più prestigiosi dell’enologia francese.

Nella Côte de Nuits sono state premiate:

Domaine de la Romanée-Conti, una delle aziende vinicole più celebri al mondo, simbolo assoluto del Pinot Nero di Borgogna;

• Domaine Leroy, guidato dalla leggendaria Lalou Bize-Leroy, riferimento internazionale per la viticoltura biodinamica;

• Domaine de Cécile Tremblay;

• Domaine Dugat-Py;

• Domaine Roumier.

Dalla Côte de Beaune arrivano invece altri nomi storici come:

• Domaine d’Auvenay;

• Domaine Coche-Dury;

• Domaine Jean-Marc et Thomas Bouley;

• Domaine Hubert Lamy.

Con questa iniziativa Michelin amplia il proprio concetto di eccellenza: non più soltanto ristoranti e alta cucina, ma anche i produttori capaci di interpretare un territorio attraverso il vino.

La scelta della Borgogna come punto di partenza non è casuale: è una regione considerata un laboratorio mondiale del concetto di terroir, dove piccoli appezzamenti, vitigni storici e una tradizionale cultura produttiva hanno costruito alcune delle etichette più ricercate e costose del pianeta.

Notizie sul vino: Oltrepò Pavese, con il Progetto Montenapoleone è svolta storica, nuova denominazione, stop alla Bonarda ferma e Pinot Nero verso la DOCG?

5️⃣ Champagne: si va verso la vendemmia più precoce della sua storia

Secondo quanto riportato nei giorni scorsi da The Drinks Business, la vendemmia 2026 in Champagne potrebbe entrare nella storia come la più precoce di sempre.

Le previsioni indicano un possibile avvio della raccolta intorno al 15 agosto, ma alcune zone particolarmente calde e soleggiate potrebbero anticipare le operazioni già al 10 agosto. Tra queste viene citata Montgueux, nella Côte des Bar (Aube), una delle aree meridionali della Champagn, considerata uno dei siti più vocati alla maturazione precoce grazie alla sua particolare esposizione al sole e alla capacità di favorire una rapida maturazione dello Chardonnay.

Se la raccolta dovesse effettivamente partire il 10 agosto, si tratterebbe di un nuovo record storico per la Champagne. Il precedente primato appartiene al 2020 quando la vendemmia ufficiale iniziò il 17 agosto. Lo scorso anno, invece, la raccolta prese ufficialmente il via il 20 agosto.

Molto dipenderà dall’andamento climatico delle prossime settimane. Se le temperature elevate dovessero persistere, la Champagne potrebbe quindi avviarsi verso una vendemmia senza precedenti per precocità.

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