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​La storia della bottiglia di vino

By Luca Stroppa 18 luglio 2018

La storia della bottiglia di vino

1652, Inghilterra, Sir Kenelm Digby, un bizzarro imprenditore e maestro vetraio, realizza quella che egli stesso definì la “English Bottle”, la “bottiglia inglese”, ovverosia la moderna bottiglia in vetro utilizzata per la conservazione e il trasporto del vino. È una data storica, comunque rivoluzionaria, perché da quel momento in poi il mercato del vino subì un notevole impulso e la “English bottle” si diffuse velocemente prima in Francia, poi in Italia e, infine, in tutto il resto del mondo.

Prima del vetro

Prima che la bottiglia di vetro venisse utilizzata costantemente, l’uomo sperimentò altre modalità e altri materiali per la conservazione e il trasporto del vino.

Anfore di terracotta e botti di legno hanno costituito per lungo tempo i suoi contenitori privilegiati, se non altro per la loro capacità di trasportare notevoli quantità di vino. Le prime erano particolarmente diffuse nel mondo greco e romano, le seconde, invece, furono introdotte in Francia, nella zona di Bordeaux, e vengono utilizzate ancora oggi per l’invecchiamento del vino.

Il vetro era comunque conosciuto, ma le tecniche di lavorazione lunghe e complesse ne impedivano una produzione su larga scala. A ciò si aggiunga il fatto che i primi contenitori in vetro, utilizzati prevalentemente per cosmetici, essenze e profumi, erano molto fragili e quindi considerati inadatti per il trasporto e la conservazione del vino, oltre che poco convenienti.

In realtà, già nel I secolo a.C. abbiamo testimonianze di bottiglie di vetro prodotte con la tecnica della soffiatura a canna; tecnica poi ripresa e perfezionata, qualche secolo dopo, dai maestri vetrai di Venezia e Altare, dove già nel ‘500 le bottiglie di vetro erano utilizzate per il servizio a tavola.

Si tratta comunque di un utilizzo e di una produzione limitata, costosa e riservata a pochi, ma sono segnali che anticipano il futuro della bottiglia di vino.

L’avvento della bottiglia di vetro

A partire dal XVII secolo, il miglioramento delle tecniche di produzione e lavorazione del vetro e un decreto di re Giacomo I, determinarono le condizioni sufficienti per l’invenzione della moderna bottiglia di vino.

Nel 1615, Re Giacomo I, preoccupato della sorte delle foreste britanniche, continuamente disboscate per l’utilizzo di legname nella fiorente industria d’oltremanica, vietò l’utilizzo del legno in diversi settori tra cui quello della lavorazione del vetro.

La sostituzione del legno con il carbone minerale, provocò, quasi casualmente, una rivoluzione nel mondo del vino. Con il nuovo materiale, nei forni utilizzati per lavorare il vetro, ci si accorse che si potevano ottenere temperature superiori e le bottiglie acquisire più robustezza.

Nel 1652 Sir Kenelm Digby fu il primo ad intuire le nuove potenzialità dei forni a carbone, producendo la prima “English bottle”. Piccolo particolare, di non poco conto: Digby dimenticò di brevettare la sua nuova invenzione !

Così, nel 1661, John Colnett, commerciante, marinaio e ufficiale della British Royal Navy, in uno dei suoi viaggi commerciali si accorse della nuova consistenza della bottiglia di vino in vetro e, scoprendo che non era stata brevettata, se ne occupò direttamente lui.

Da allora Digby e Colnett sono considerati i padri della moderna bottiglia di vetro.

Forma e capacità della bottiglia di vetro

La “English bottle” era una bottiglia dalla base arrotondata, robusta, a forma di palla e con il collo lungo, piuttosto ingombrante e di difficile collocazione per la conservazione in cantina.

Solo nel corso del ‘700, la bottiglia di vetro assunse la forma attuale, più slanciata e con un diametro inferiore alla base, proprio per favorire il deposito in cantina.

La capacità classica di queste bottiglie è di 75 cl, anche se prima della produzione industriale delle bottiglie di vetro la loro capacità variava a seconda della singola lavorazione.

Pare che la scelta di produrre bottiglie da 75 cl dipenda dal particolare sistema di misurazione della capacità dei liquidi utilizzate nel mondo anglosassone, dove si ricorre al gallone imperiale. Le casse utilizzate per il trasporto del vino potevano contenere 2 galloni (circa 9 litri) e i commercianti scelsero che per ogni cassa ci dovessero essere 12 bottiglie di vino, per cui 12 bottiglie da 0,75 cl !

Posted in: Cultura del vino
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