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​La Barbera

By Luca Stroppa 15 novembre 2018

La Barbera

Il o la Barbera? In tanti si sono chiesti e si continuano a chiedere quale articolo debba precedere il nome del vino, al punto che la questione ha scomodato linguisti, giornalisti, poeti e letterati, da Pascoli a Veronelli passando per Carducci, senza trovare una soluzione definitiva. Certo è che la diatriba sul nome del/la Barbera non ha impedito a questo vino di affermarsi ed imporsi tra gli amanti dell’enologia nostrana: secondo un recente sondaggio, la o il Barbera è il vino rosso più conosciuto al mondo!

Il o la Barbera?

Convenzione vuole che con il termine femminile “la Barbera” si indichi il vino, mentre il maschile “il Barbera” fa riferimento al vitigno dal quale si ricava la bevanda. In realtà, non mancano e non sono mancate discussioni e sostenitori della tesi opposta. In passato, infatti, la questione dell’articolo con cui accompagnare il nome del vino e del vitigno Barbera ha diviso studiosi di un certo calibro: Giovanni Pascoli nell’ode “A Ciapin” coniuga il sostantivo al femminile per indicare il vino, sulla stessa lunghezza d’onda Mario Soldati, il quale sosteneva che la Barbera fosse uno dei pochi vini “femminili”; di diverso parere Carducci che, in alcune lettere ritrovate dopo la sua morte, cita il nome del vino al maschile così come quello del vitigno.

Luigi Veronelli, uno dei primi giornalisti che si sono dedicati al vino, utilizza entrambe le espressioni, sostenendo la legittimità sia del sostantivo maschile, perché il vino è maschile, sia di quello femminile, perché Barbera è in effetti un nome femminile, per indicare il vino e il vitigno.

Storia della Barbera

La Barbera ha una storia secolare. Le prime testimonianze scritte di studiosi, agronomi e viticoltori risalgono al XIII secolo, anche se nulla vieta di pensare che questo vino fosse conosciuto anche in epoche precedenti.

Per molto tempo, il vino Barbera si è nascosto dietro a nomignoli locali che ne hanno complicato non poco la ricostruzione della sua storia. Ad esempio, in Piemonte, è stato a lungo conosciuto come “Grisa”, il nome dell’uva, per altri “Grissa” il nome di una particolare pagnotta allungata tipica di questa regione che costituiva l’ingrediente primario di ogni pasto popolare: “Grissa e vinum negro”, laddove per “vinum negro” si identificava la Barbera, per estensione chiamata anche come il pane.

In ogni caso, il termine “Barbera” fu utilizzato con grande frequenza a partire dal XV secolo per la somiglianza con un altro vino, diffuso in epoca medievale e utilizzato come medicinale: si tratta del “vinum Berberis”, dal coloro rosso e dai sapori che, secondo molti, si avvicinavano a quelli della Barbera (gran bel medicinale allora!). Secondo altri, invece, il nome deriva da “Barberus”, gli indomiti cavalli che partecipano al Palio di Asti, sia perché la loro irruenza ricorda la corposità e acidità del vino, sia perché questo appellativo rimanda in maniera evidente a una delle zone di maggiore produzione della bevanda, Asti appunto.

In passato, la Barbera è stato considerato un umile vino da consumare durante i pasti, il “vino del popolo” insomma, anche perché, come abbiamo visto, accompagnava in maniera efficace la “Grissa”. Nonostante ciò non godeva, ingiustamente, di grande fama, se non altro perché molti produttori sfruttavano il suo nome per vendere vini di bassa qualità, ottenuti da uve e secondo modalità assolutamente diverse da quelle da cui si ottiene la Barbera. Ma grazie al lavoro di onesti produttori, giornalisti ed esperti del settore, il vino Barbera conquistò ben presto ogni fascia della popolazione affermandosi come un “vino per tutti”, popolare e non solo, tanto che uno dei più importanti enologi del XIX secolo, Federico Martinotti scriveva: La Barbera, vitigno sotto ogni riguardo eccellente, dà un vino altrettanto eccellente, che diventa ancor più eccellente invecchiando… e con un carattere tale da poter essere elevato all’altezza dei vini di lusso”.

Caratteristiche e zone di produzione della Barbera

Le zone di maggior produzione della Barbera sono tre: il Monferrato, la provincia d’Asti e le Langhe. In realtà, le capacità di adattamento di questo vitigno sono tali che lo ritroviamo anche in alcune zone della Lombardia e dell’Emilia Romagna, oltre che in altre parti del Mondo, grazie all’immigrazione di contadini italiani: in Uruguay, in Argentina e in California, ad esempio, rappresenta uno dei vitigni più coltivati e diffusi.

La Barbera presenta numerose DOC, ognuna con un suo specifico disciplinare: Barbera del Monferrato, Barbera d’Asti, Barbera d'Alba, Barbera dei Colli Tortonesi, Canavese, Pinerolese… Dal 2011, due sono invece le DOCG: Barbera del Monferrato e Barbera d’Asti. La Barbera del Monferrato prevede almeno un 85% di uve Barbera e 15% di altre uve della zona, quella d’Asti almeno il 90% di Barbera. La Barbera d’Asti è a sua volta divisa in tre sottozone: Nizza, Tinella e Colli Astiani.

Tra le due DOCG esistono differenze importanti nel grado di acidità e nella capacità di invecchiamento perché diversi sono i terreni nei quali crescono i vitigni e diverse sono le modalità di produzione del vino. In particolare, la Barbera d’Asti è un vino corposo, strutturato, meno acido ma più adatto all’invecchiamento rispetto a quello del Monferrato, che è invece più delicato e armonico.

Abbinamento Vino e Barbera

La Barbera è un vino universale, versatile, adatto a diversi piatti e portate perché un vino “bevibile” e con un’infinità di possibili abbinamenti: antipasti di salumi e formaggi, minestrine, primi piatti con sughi più o meno importanti, secondi di carne elaborati e con la selvaggina e la cacciagione.

Insomma, bevete LA Barbera.

Posted in: Vini d'Italia
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