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​In vino veritas: nel vino è la verità

By Luca Stroppa 15 giugno 2018

In vino veritas: nel vino è la verità

“In vino veritas”, “nel vino è la verità”, è sicuramente il proverbio più diffuso, sentito e utilizzato in riferimento al vino. E come spesso succede, i detti popolari hanno la capacità di racchiudere in un’espressione semplice ed efficace situazioni e concetti molto più ampi e complessi, tratti dall’esperienza quotidiana. Non sono necessariamente veritieri o applicabili sempre e comunque, tanto da essere oggetto di dibattiti e discussioni, ma resistono nel tempo ed entrano a far parte del nostro vocabolario proprio per la loro efficacia descrittiva.

“In vino veritas” non fa eccezione: ecco la sua storia, la sua origine e il suo significato.

Origine e Significato

L’espressione “in vino veritas” altro non è che la traduzione latina di un modo di dire greco attribuito al filosofo sofista Zenobio e risalente, grosso modo, al II secolo d.C.

Zenobio era conosciuto nell’antica Roma come insegnante di retorica, come traduttore in greco di opere latine e, soprattutto, come uno dei migliori “paremiografi”, ovvero raccoglitore di espressioni popolari. A lui si deve una delle principali e mastodontiche raccolte di proverbi greci mai pubblicate, “I Proverbi”, in tre libri con migliaia di motti e modi di dire, suddivisi per autore e con tanto di spiegazione del loro significato.

“Ἐν οἴνῳ ἀλήθεια” di Zenobio fece proprio la sua comparsa scritta in questa raccolta e, immediatamente fu adottata, nella traduzione latina, da diversi pensatori, tra cui Orazio, a cui viene appunto riconosciuta la paternità latina dell’espressione.

“In vino veritas” indica la capacità di questa bevanda di “scoprire” e “svelare” le persone; quando l’uomo abbonda con il vino la verità, ovvero ciò che pensa realmente, viene fuori; quando abbonda con il vino, l’uomo diventa sincero e ha il coraggio di esporsi, di dire ciò che pensa, per cui si svela per ciò che è e svela quello in cui crede.

Ma in vino veramente veritas?

Orazio nell’ “Ars poetica” racconta una particolare pratica tipica del mondo latino: pare che gli imperatori erano soliti far ubriacare le persone appartenenti alla loro cerchia o che avevano intenzione di entrare a far parte della loro cerchia proprio per verificarne la fedeltà e la sincerità. Mentre da sobri avrebbero potuto mentire, lo stato di ebbrezza diventava invece una sorta di “macchina della verità” per cui nessuno avrebbe potuto nascondersi. Si tratta di un’applicazione concreta del detto popolare, a dimostrazione di quanto fosse diffuso e radicato nella società romana.

Orazio, Plinio il Vecchio, Filocoro, Teognide, sono numerose le testimonianze di pensatori che hanno adottato e sostenuto l’espressione “in vino veritas”. Ma se tanti sono i sostenitori, di certo non mancano i detrattori. Secondo questi ultimi, l’abbondanza di vino, invece di liberare l’uomo rendendolo sincero, provocherebbe una sorta di falsificazione della realtà per cui non necessariamente la verità viene a galla.

Più saggia e responsabile la posizione di Erasmo da Rotterdam, il quale sostiene che “un’ebbrezza sfrenata” è inopportuna perché costruisce una falsa realtà oltre che pericolosa perché mette a repentaglio la salute dell’uomo, mentre “un’ebbrezza moderata” favorisce la convivialità, libera le emozioni e la sincerità.

Insomma, più che “in vino veritas”, “in vino, cum moderatione, veritas” !!!

Posted in: Cultura del vino
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