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Dai vitigni autoctoni ai vitigni internazionali: significato e differenze

By Luca Stroppa 15 aprile 2020 510 Views

Dai vitigni autoctoni ai vitigni internazionali: significato e differenze

Se sei un appassionato di vini italiani sai benissimo che il nostro Paese può vantare la più grande biodiversità viticola e il maggior numero di vitigni “autoctoni” dell’intero pianeta. Già autoctoni, negli ultimi anni questa parola ha conosciuto una notorietà quasi inaspettata, entrando a far parte di molti “discorsi sul vino”.

Ma come spesso accade, il termine è stato utilizzato in modo improprio ed eccessivo, anche oltre il suo significato reale, approfittando della sua fama e del fascino in cui è avvolto. Per questo, noi di Wineshop.it abbiamo deciso di fare chiarezza su questo attributo e su tutti gli altri a cui si ricorre per classificare i vitigni a seconda della loro origine e diffusione.

La classificazione dei vitigni

I vitigni si possono distinguere e classificare sulla base di diversi fattori: per forma o colore dei chicchi di uva, del grappolo e delle foglie, per periodo di maturazione, per le caratteristiche organolettiche che donano ai vini da essi ottenuti o ancora per la loro origine e per il loro raggio di diffusione geografica.

I termini che intendiamo precisare in questo articolo ricadono proprio in quest’ultima classificazione. Nei prossimi paragrafi parleremo principalmente di vitigni autoctoni e vitigni internazionali, ma anche di vitigni locali, nazionali, internazionali e alloctoni. E alla fine avrai un quadro completo della situazione e le idee più chiare su quando e come utilizzare questi attributi.

Che cosa significa vitigno autoctono

“Autoctono” è una parola composta di origine greca, deriva infatti dall’unione di “autos”, “stesso”, “chton”, “suolo o terra”.

In generale indica quelle popolazioni che, stanziate in un determinato territorio, si ritengono nate dalla stessa terra. Il termine è considerato un sinonimo di “indigeno” e “aborigeno”. In biologia si riferisce a quelle specie animali e vegetali che mostrano uno stretto legame con il territorio dove vivono o sono coltivate.

Nel mondo del vino la parola ha assunto tutti questi significati: un vitigno autoctono è un vitigno originario di un certo territorio e che presenta un legame indissolubile con il territorio stesso.

Alcune precisazioni sono necessarie.

Ogni vitigno ha un territorio particolarmente adatto alla sua coltivazione ed è proprio in questo territorio che può esprimersi al meglio, assumendone alcune caratteristiche che lo rendono unico. Lo stesso vitigno impiantato in un territorio non particolarmente “vocato” non si esprimerà allo stesso modo. Il risultato di tale operazione potrà comunque essere buono ma difficilmente potrà essere eccellente come nel territorio “vocato”.

Un vitigno autoctono è dunque un vitigno specifico di una determinata zona e che ha un legame strettissimo con quel territorio, alimentato nel corso dei secoli, perché lì è stato anticamente impiantato ed è praticamente nato, ed è sempre lì, in quello specifico territorio, che dà i risultati migliori. Ne è un esempio la Cococciola, un vitigno autoctono abruzzese, coltivato in pochissimi comuni della Provincia di Chieti, le cui origini sono incerte, ma che da secoli è un tutt’uno con questi specifici territori.

Da un punto di vista strettamente tecnico la comunità enologica mondiale ha imposto un ulteriore paletto geografico: possono essere considerati vitigni autoctoni solo quelli nati e coltivati in una o due province al massimo. La stessa Cococciola è coltivata in pochi comuni della Provincia di Chieti, dunque rientra in tale categoria. O ancora il Moscato di Scanzo coltivato in un solo comune della provincia di Bergamo.

Che cosa significa vitigno locale

I vitigni cosiddetti locali vengono spesso confusi con quelli autoctoni perché comunque sono coltivati in zone limitate. Ma ciò che li differenzia è il raggio di diffusione che in questo caso valica i confini di una o due provincie fino a comprendere più regioni.

Un classico esempio è il Vermentino, tipicamente sardo ma con un’ancestrale presenza anche in Liguria e in Toscana.

Che cosa significa vitigno nazionale

I vitigni cosiddetti nazionali sono quelli presenti in tutto il territorio nazionale o quasi e che dunque hanno dimostrato grande capacità di adattamento.

Pensa ad esempio al Sangiovese, coltivato in tutte le regioni comprese tra l’Emilia Romagna e la Campania.

Che cosa significa vitigno alloctono o internazionale

Un vitigno “alloctono” (dal grecos “allos”, “altro”, e “chtòn”, “suolo o terra”) è letteralmente un vitigno proveniente da un’altra terra, diversa da quella di origine. In pratica, se un vitigno autoctono per uno specifico territorio viene successivamente impiantato in un altro sarà definito alloctono per quest’ultimo.

Tornando alla nostra Cococciola abruzzese, questo vitigno è autoctono per quei specifici territori della provincia di Chieti dove è nato, ma è coltivato anche in alcune zone della Puglia dove è arrivato successivamente. Per questo territorio d’arrivo la Cococciola sarà un vitigno alloctono.

Spesso questi vitigni alloctoni varcano i confini nazionali per diffondersi in altre zone del mondo, adattandosi ottimamente ad altri contesti. In questi casi prendono il nome di “vitigni internazionali”.

Lo Chardonnay ad esempio è un vitigno internazionale perché è coltivato praticamente in tutte le aree vinicole del mondo.

Come utilizzare questi termini: occhio alla prospettiva!

Prendiamo l’ultimo esempio dello Chardonnay. Lo abbiamo definito un vitigno internazionale per la sua diffusione mondiale. Tutto corretto, soprattutto se ci riferiamo al vitigno nel suo complesso. Se invece lo affianchiamo alle regioni italiane in cui è coltivato potremo parlare di vitigno alloctono perché proveniente da un’altra terra. E ancora, se lo associamo alla Borgogna, sua terra di origine, lo possiamo definire vitigno autoctono.

Riassumendo:

- Lo Chardonnay è un vitigno internazionale

- Lo Chardonnay è un vitigno alloctono di alcune regioni italiane

- Lo Chardonnay è un vitigno autoctono della Borgogna

Da questo esempio pare che l'utilizzo degli attributi che abbiamo descritto nei paragrafi precedenti dipenda dal territorio a cui si fa riferimento e dal contesto all’interno del quale i termini sono utilizzati.

La questione è comunque assai dibattuta e la comunità mondiale del vino si trova su posizioni contrastanti.

C’è infatti chi sostiene che le varie categorie individuate debbano essere rigide, molto rigide. Per chi si trova su tali posizioni lo Chardonnay è solo un vitigno internazionale.

O ancora c’è chi sostiene che molti dei vitigni che vengono definiti autoctoni in realtà non lo sono perché trapiantati secoli e secoli fa da altre terre. Per cui si dovrebbe andare ad esplorare davvero in profondità la storia di ogni vitigno e del suo rapporto con la terra in cui è coltivato. Ma che fare con tutti quei vitigni di origine non certa? E se fosse vero che il Moscato di Scanzo è stato portato in Italia dai coloni greci? Non potremmo più parlare di vitigno autoctono anche se il legame tra vitigno e territorio è comunque secolare e indissolubile?

Che fare? Ai posteri l’ardua sentenza …

Posted in: Cultura del vino
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