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​Vino in Poesia: Chiabrera e “Lodasi la vendemmia”

By Luca Stroppa 18 gennaio 2019

Vino in Poesia: Chiabrera e "Lodasi la vendemmia"

Parafrasando un noto slogan pubblicitario: “che vino sarebbe senza vendemmia”. E proprio alla vendemmia, la fase della raccolta delle uve da vino, Gabriello Chiabrera, uno dei più influenti poeti italiani del Seicento, dedica una lirica celebrativa dalla musicalità trascinante. Ecco a voi “Lodasi la vendemmia”.

Gabriello Chiabrera

Gabriello Chiabrera è stato uno dei più importanti rappresentanti del classicismo barocco del XVII secolo. Di famiglia benestante, il poeta ligure ebbe l’opportunità di coltivare la sua passione per la poesia e il teatro sia alla Corte dei Medici a Firenze sia a quella dei Gonzaga a Mantova, affermandosi come un vero e proprio innovatore: l’intento di tutta la sua produzione sarà, infatti, quello di introdurre nuove metriche e di arricchire quella italiana con forme nuove di ispirazione classica, lontane dal rigido canone petrarchista. Da qui la messa a punto di innovative soluzioni che influenzeranno gli sviluppi futuri della poesia italiana.

I temi della sua poesia sono sicuramente classici, con un’evidente predilezione per l’argomento bacchico in tutte le sue sfumature: vino, brindisi, vendemmia, uva… “Lodasi la vendemmia” ne è la chiara dimostrazione.

Lodasi la vendemmia

Parmi, caro Pizzardo,
l’autunno a venir tardo,
con tal desio l’aspetto;
e tanta smania in petto
ho di torre alle viti
gli acini coloriti:
venturose giornate
a ragion desìate;
veder chiome canute
e fresca gioventute
gir per la vigna intorno
e come s’alza il giorno
i coltelli arrotare
e i grappoli tagliare.
Alcuno è che racconcia
la pulita bigoncia;
chi buon graticci appresta;
altri riponsi in testa
gran corba e gran paniere
pien d’uve bianche e nere;
chi pigia e cresce il vino
al ben cerchiato tino.
Le vaghe forosette (contadinelle)
succinte in gonnellette
fanno schiamazzo intanto
e sollevano il canto,
gloria della vendemmia.
Gravissima bestemmia
prenda l’uom, che fa l’arte
di ministrare a Marte
micidiale acciaio;
sia felice il bottaio:
ei sol fabbrica in terra
l’arche, dove si serra (casse)
di Bacco il bel tesoro,
bello vie più che l’oro.

Lodasi la vendemmia

“Lodasi la vendemmia” è una di quelle liriche, che celebra Bacco, il vino e la vendemmia, e che venivano spesso recitate dallo stesso Chiabrera nel corso dei banchetti ufficiali alla corte dei Medici e dei Gonzaga per intrattenere gli ospiti.

La lirica racconta del desiderio dell’autore dell’arrivo della stagione autunnale, quella tradizionalmente dedicata alla raccolta delle uve, e dell’impazienza di trascorrere avventurose giornate in compagnia di giovani pimpanti tra i vitigni per la vendemmia. A questo punto Chiabrera, in pochi versi, ci fornisce un’affascinante immagine di alcuni dei vari lavori svolti da chi è impegnato durante la raccolta: c’è chi ripara e pulisce la “bigoncia” ovvero il recipiente di legno utilizzato per raccogliere e pestare l’uva; chi prepara i graticci dove verranno depositati i grappoli esposti al sole per l’appassimento; c’è chi trasporta cassette “corbe”, quelle dedicate appunto al trasporto dell’uva; chi pigia i grappoli; chi si occupa di travasare il composto nel tino per la fermentazione dell’uva pigiata, mentre allegre “contadinelle” intonano gioiosi canti.

Infine, troviamo un riferimento a Marte, dio della guerra, “gravissima bestemmia” è propria di quegli uomini che decidono di affidarsi ad essa; molto meglio affidarsi al felice “bottaio”, antico mestiere di chi fabbrica e ripara botti e barili dove viene conservato il vino, “il bel tesoro di Bacco”, più bello dell’oro.

Posted in: Cultura del vino
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