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​Vino e Sparacina

By Luca Stroppa 13 febbraio 2019

Abbinamento Vino e Sparacina

Bere il vino con la “sparacina” è un’antica tradizione del Salento che ha suscitato la nostra curiosità e il nostro interesse. Abbiamo dunque cercato di approfondire il significato e le caratteristiche di quello che era un vero e proprio rito contadino i cui protagonisti sono due ingredienti solo apparentemente lontani tra loro: finocchio e, ovviamente, vino.

La Sparacina

Nel dialetto salentino la “sparacina” altro non è che il “finocchio”, per cui bere il vino con la “sparacina” significa gustare del vino, rigorosamente rosso, accompagnato da questa verdura, o meglio dalla barba del finocchio.

Oltre al frutto bianco che solitamente viene utilizzato in cucina in molte ricette, anche la barba verde del finocchio si presta a numerose possibilità di utilizzo. Tra queste, il nostro rituale salentino: alcuni ciuffi della barba del finocchio venivano inseriti nel collo della bottiglia o del fiasco di vino; a quel punto si cominciava a bere il vino dalla bottiglia e quasi senza accorgersene si finiva per scolarsi tutto il suo contenuto. Perché? Si chiederanno in molti. La risposta è molto semplice e va ricercata nelle caratteristiche della barba del finocchio, il cui sapore forte e intenso è in grado di alterare ed attenuare quello del vino rosso.

Pare che questa usanza fosse particolarmente di moda tra i contadini pugliesi, i quali, al termine delle lunghe e faticose giornate lavorative passate nei campi, erano soliti rifocillarsi e dissetarsi in questo modo. Certo, guai ad esagerare, perché la capacità della barba del finocchio di coprire il profumo del vino rosso poteva indurre il malcapitato a bere l’intera bottiglia con disinvoltura per poi finire ubriaco al suolo.

Non è raro vedere qualche anziano signore tra le vie di Lecce, Brindisi o Taranto che ancora oggi si dedica a questo rituale, a volte riproposto, quasi per scherzo, in occasioni di festa o di particolare convivialità.

Non fatevi infinocchiare…

Ma attenzione, il finocchio oltre ad ingannare il palato dei contadini salentini, è in grado di “infinocchiare” ogni appassionato di vino.

Pensate che nell’Antica Roma, gli osti, per cercare di far consumare al malcapitato cliente anche il vino di scarsa qualità, erano soliti servirlo accompagnato proprio dal frutto bianco del finocchio, il cui sapore dolce di anice è in grado di alterare la percezione della bevanda, rendendola in questo modo bevibile.

L’espressione farsi infinocchiare, ovvero farsi raggirare o ingannare, deriva proprio da questa usanza.

Dunque, winelovers attenti a non farsi infinocchiare…

Posted in: Curiosità sul vino
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