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​​Notizie sul vino: PIWI nelle DOC e DOCG: la proposta parlamentare che potrebbe cambiare il vino italiano

By Luca Stroppa 16 ottobre 2026 179 Views

Le principali notizie sul vino dell’ultima settimana (10 ottobre - 16 ottobre 2026). Riguardano il vino italiano e non solo. Sono quelle più interessanti, più dibattute, più curiose e più riprese dai migliori Blog e siti sul vino.

Leggi quanto segue per restare informato. Buona lettura.

Le ultime notizie sul vino

Il riepilogo settimanale di Wineshop.it sulle principali notizie dal mondo del vino si apre con l’annuncio di un’imminente proposta parlamentare per l’inserimento dei vitigni PIWI nei disciplinari delle DO italiane.

Si prosegue con gli ultimi aggiornamenti sulle giacenze di vino in Italia; con una possibile nuova DOC per la Calabria e con i primi verdetti sulla vendemmia 2026 nel Chianti.

Infine, spazio alla notevole crescita del Prosecco DOC in un mercato asiatico dal notevole potenziale.

Vitigni PIWI: il Parlamento si attiva per consentirne l’utilizzo nelle DOC e DOCG italiane

1️⃣ Vitigni PIWI: il Parlamento si attiva per consentirne l’utilizzo nelle DOC e DOCG italiane

Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato, e Antonella Forattini, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Agricoltura della Camera, hanno annunciato di voler portare avanti un’iniziativa parlamentare per consentire l’utilizzo dei vitigni PIWI anche per la produzione di vini DOC e DOCG italiani.

Concretamente, l’obiettivo è quello di arrivare ad una modifica dell’articolo 33 del Testo unico del vino, in particolare, del comma 6 in cui si legge che: “l'uso delle DO non è consentito per i vini ottenuti sia totalmente sia parzialmente da vitigni che non siano stati classificati fra gli idonei alla coltivazione o che derivino da ibridi interspecifici tra la Vitis vinifera e altre specie americane o asiatiche”. Insomma, attualmente, l’utilizzo dei vitigni PIWI, che sono proprio il risultato di incroci (o incroci multipli) interspecifici tra varietà di vite europea e varietà di vite americana (o asiatica), non è consentito per i vini DO.

L’iniziativa dei due parlamentari mira, invece, a superare questa barriera, aprendo al loro impiego anche nelle DOP italiane. Alle varie Denominazioni verrebbe poi lasciata libertà nella scelta di utilizzarli o meno.

Centinaio e Forattini hanno dichiarato che presto presenteranno un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Agricoltura per, poi, prendersi carico del disegno di legge che porti alla modifica dell’articolo 33 del Testo Unico del Vino entro la fine della legislatura.

2️⃣ Le giacenze di vino in Italia continuano ad essere un problema: a fine settembre, +14,2% rispetto allo scorso anno

L’ultimo aggiornamento del report periodico “Cantina Italia”, del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), sulle giacenze di vino nelle cantine italiane, confermano una situazione sempre più difficile, lontana dall’essere risolta.

In sostanza, nelle cantine italiane c’è ancora tanto vino invenduto. Gli ultimi dati disponibili, appena pubblicati, risalgono al 30 settembre 2026. Si registrano 41 milioni di ettolitri di vino in giacenza, praticamente è come se ci fosse la produzione di un’intera vendemmia ancora in cantina.

Se rispetto al penultimo aggiornamento, quello di fine luglio, il quantitativo di vino in giacenza è diminuito del 3,5%, il confronto con lo scorso anno è, invece, preoccupante. Rispetto al 30 settembre 2025 le giacenze di vino in Italia sono cresciute del 14,2%. Nelle nostre cantine, in un anno, si sono accumulati oltre 5 milioni di ettolitri di vino non venduto.

Il tutto mentre la vendemmia 2026 è agli sgoccioli e nuovi ettolitri di vino potrebbero accumularsi. Si tratta di una delle problematiche più urgenti per il vino italiano, che va risolta per evitare pesanti ricadute sull’intera filiera, soprattutto sul prezzo dei vini, che rischia un notevole ribasso, incidendo, a sua volta, sulla redditività delle aziende produttrici.

Le giacenze di vino in Italia continuano ad essere un problema: a fine settembre, +14,2% rispetto allo scorso anno

3️⃣ Presto la Calabria potrebbe avere una nuova Denominazione: la DOC “Costa degli Dei” supera la fase regionale

Se ne parla da tempo della DOC Costa degli Dei, ma, ora, l’iter di riconoscimento sta per arrivare alla fase cruciale. Dopo il via libera della Regione, la questione passa al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), altro passaggio fondamentale in vista dell’obiettivo dichiarato di ottenere la registrazione ufficiale della nuova DOC della Calabria per il 2027.

La proposta della DOC Costa degli Dei è un’iniziativa promossa dal GAL Terre Vibonesi, cioè il Gruppo di Azione Locale Terre Vibonesi, un organismo che si occupa di promuovere lo sviluppo del territorio di Vibo Valentia, in Calabria, e dalle istituzioni/produttori locali.

In questo ampio progetto di valorizzazione s’inserisce alla perfezione la nuova Denominazione, che si dovrebbe estendere, in gran parte, lungo la zona costiera della provincia di Vibo Valentia, conosciuta come “Costa degli Dei” perché, secondo la leggenda, fu scelta come dimora dagli dei greci per la sua irresistibile bellezza.

L’obiettivo è quello di valorizzare la produzione vinicola locale e, allo stesso tempo, incentivare l’enoturismo.

Alla base dei vini della Denominazione ci saranno i due vitigni tipici di quest’area: l’autoctono Magliocco Canino, una varietà a bacca rossa coltivata solo nell’area di Vibo Valentia, e lo Zibibbo, a bacca bianca, una delle varietà più rappresentative e coltivate nelle aree costiere del Mediterraneo.

4️⃣ Consorzio Vino Chianti: il Sangiovese della vendemmia 2026 è arrivato in cantina in condizioni eccellenti

Non ci sono ancora i dati produttivi ufficiali, ma dal Consorzio del Vino Chianti filtra ottimismo per la qualità della vendemmia 2026. In particolare, il presidente del Consorzio, Giovanni Busi, ha rilasciato alcune importanti dichiarazioni sullo stato delle uve Sangiovese appena raccolte.

Si parla di una vendemmia di grande qualità, con uve Sangiovese giunte in cantina in perfetto stato. Per raggiungere questo livello qualitativo, sono state fondamentali le piogge di settembre, dopo che i mesi precedenti erano stati caratterizzati da gran caldo e carenza d’acqua. Le precipitazioni settembrine hanno permesso alle uve di arrivare ad un eccellente equilibrio tra le varie componenti. Ci si attende dunque un Chianti 2026 di prima qualità.

La produzione sarà in linea con le attese, considerando la decisione adottata dal Consorzio di ridurre le rese per affrontare la complessa situazione che caratterizza il mercato mondiale del vino. L’instabilità e l’incertezza generate dalla situazione geopolitica internazionale rende difficile fare previsioni per il futuro, in termini di domanda e consumi, ma certamente la qualità delle uve del Chianti sono un punto di forza che i produttori potranno sfruttare a loro vantaggio.

C’è un mercato in cui il Prosecco DOC sta facendo faville: la Cina cresce a dismisura nel primo semestre 2026

5️⃣ C’è un mercato in cui il Prosecco DOC sta facendo faville: la Cina cresce a dismisura nel primo semestre 2026

Secondo i dati forniti dal Consorzio Tutela Prosecco DOC, relativi ai primi sei mesi del 2026, la Cina si sta affermando come uno dei mercati di maggiore sviluppo per la DOC Prosecco.

Il dato più significativo è il seguente: +30% nelle vendite nel primo semestre 2026, un indicatore piuttosto chiaro ed evidente dal potenziale enorme che una delle più importanti denominazioni del vino italiano può esprimere in questo contesto e, più in generale, in Estremo Oriente.

Questi risultati sono anche frutto della strategia di internazionalizzazione e delle iniziative di promozione portate avanti dal Consorzio in diversi Paesi del mondo.

A tal proposito, proprio in Cina, nei giorni scorsi, sono andate in scena due masterclass presiedute dal sommelier AIS David Cheng, organizzate proprio dal Consorzio e da due importanti università di Pechino: l’Università di Commercio Internazionale ed Economia (UIBE) e l'Università di Lingue e Culture (BLCU).

Durante questi eventi, gli studenti cinesi si sono confrontati con la storia del Prosecco, con il suo metodo di produzione, con le sue potenzialità nella mixology, e hanno potuto partecipare ad una serie di degustazioni. Sono state, inoltre, organizzate delle attività creative per reinterpretare il brand in chiave locale, attraverso strategie di branding e comunicazione. Si tratta di iniziative utili sia per promuovere il Prosecco sia per raccogliere informazioni utili a definire le future strategie di posizionamento e promozione in Cina.

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