Il mignolo alzato quando si beve il vino: mito da sfatare?
Tenere il mignolo volontariamente alzato quando si tiene e si beve il calice di vino è un’operazione che, con ogni probabilità, abbiamo fatto o abbiamo visto fare a molti. A volte, quando siamo in compagnia, e ci vogliamo scherzare su, è un gesto goliardico, scherzoso, quasi una caricatura di chi si atteggia in maniera esageratamente raffinata o sofisticata.
Già, perché questa posa è classica di chi vuole mostrarsi elegante. Ma è realmente così? Tenere il mignolo alzato quando si beve il vino è davvero simbolo di raffinatezza? E cosa dice il Galateo a tal proposito? L’impugnatura con il mignolo alzato è ammessa e consigliata?
Approfondiamo questo argomento nei prossimi paragrafi e vediamo se si tratta di un gesto realmente elegante o di un mito da sfatare. Dedicaci qualche minuto del tuo tempo. Ne vale la pena perché scoprirai qualcosa di molto interessante.
Perché si pensa che bere con il mignolo alzato sia elegante: l’origine di questa credenza
Partiamo dall’origine di questa credenza, cioè dall’associazione, quasi automatica, tra mignolo alzato e posa elegante o raffinata. Oggi la diamo quasi per scontata. Ma dove nasce? Qual è l’origine di questa idea così diffusa?
Lo ammettiamo, ci siamo documentati perché, anche noi, inizialmente, non sapevamo quale fosse l’origine del gesto. Per la parte storica abbiamo consultato diversi siti in lingua inglese, soprattutto l’articolo The Origins Of Raising Your Pinky When Drinking Tea, proprio perché è in questo contesto, quello del consumo del tè, che dovrebbe essere nata questa usanza.
Precisando che esistono una serie di ipotesi, ce n’è una che, più di ogni altra, sembra essere più attendibile. Non si può stabilirlo con certezza, ma gli studiosi sono concordi nell’affermare che l’usanza di tenere il mignolo alzato quando si beve nasce da esigenze pratiche legate al consumo del tè.
Contestualizziamo: il tè giunse dalla Cina in Europa attorno al XVII secolo. Almeno inizialmente, era una bevanda quasi totalmente riservata alle classi più abbienti, le uniche che se la potevano permettere. Per berlo, si utilizzavano piccole tazzine prive di manico. Quelle dotate di manico fecero la loro comparsa almeno un secolo dopo.
Il tè era servito molto caldo per cui l’assenza del manico complicava l’impugnatura della tazzina, aumentando il rischio di scottarsi. Così, si cominciò ad afferrare le tazze nella parte superiore, ricorrendo al massimo a tre dita, pollice, indice ed eventualmente medio. Anulare e mignolo restavano liberi, con quest’ultimo che veniva quasi automaticamente alzato per allontanarlo dalla fonte di calore.
Da qui sarebbe nata l’associazione tra mignolo sollevato e le classi sociali più elevate, quelle che inizialmente si potevano concedere l’acquisto del tè, all’epoca vero e proprio bene di lusso. Ma anche con l’avvento delle tazzine con il manico, la consuetudine non scomparve. Il mignolo alzato continuò ad essere utilizzato come segno distintivo per le classi abbienti, diventando espressione di eleganza e raffinatezza, imitato da coloro che aspiravano a riprodurre gli usi e i costumi dell’aristocrazia.
Col tempo, questo gesto si estese anche al consumo di altre bevande, vino compreso, entrando definitivamente nell’immaginario collettivo come simbolo di eleganza e raffinatezza. Perse così la sua funzione pratica, assumendo un significato esclusivamente simbolico: segno di quell’eleganza e raffinatezza comunemente associate alle classi nobili.
Bere il vino con il mignolo alzato è davvero elegante?
Secondo il Galateo moderno, bere il vino, e pure il tè, con il mignolo alzato NON è un segno riconosciuto di eleganza. Insomma, va catalogato più tra i miti o le credenze popolari, piuttosto che tra le regole del Galateo.
Anzi, al giorno d’oggi, la sua interpretazione più comune è quella di un gesto tipico di chi vuole ostentare raffinatezza ed eleganza, non raffinato o elegante in sé. Ha così assunto una connotazione negativa, come una caricatura di chi vuole apparire raffinato, soprattutto quando il gesto viene eseguito con molta teatralità.
Precisiamo che non esiste una specifica regola del Galateo che lo vieti, ma gran parte delle guide moderne lo sconsigliano sia quando si beve il tè sia quando si beve il vino. Non dimentichiamo che le regole contemporanee privilegiano una presa naturale, composta e misurata, secondo un’idea di raffinatezza che è fondata sulla semplicità e sulla sobrietà.
Dove e come tenere il mignolo quando si tiene un calice di vino?
Abbiamo già affrontato, almeno in parte, questo argomento nell’articolo Come tenere correttamente il bicchiere di vino dal gambo.
Abbiamo detto che il modo ideale di afferrare il calice è dallo stelo, con indice e medio da un lato del gambo, mentre con il pollice dall’altro lato, con mano rilassata.
E il mignolo?
Il mignolo resta naturalmente rilassato, non va sollevato e non dovrebbe essere coinvolto nell’impugnatura. Può restare disteso in modo naturale, parallelo allo stelo, oppure, al limite, appoggiarsi leggermente al gambo insieme all’anulare, a patto che la mano non assuma una posizione rigida.
Il principio fondamentale da rispettare è quello di mantenere una presa spontanea, naturale e non artificiosa. In quest’ottica, il mignolo non andrebbe sollevato volontariamente nel tentativo di ostentare eleganza.
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