La strada del Rosso Conero

logo_discoveritalia Un anello stradale che parte da Ancona e vi ritorna dopo aver toccato lo splendido ambiente naturale del Parco del Conero, le colline dell'entroterra verso Recanati e Loreto per raggiungere poi Castelfidardo e Osimo. È il territorio della Doc Rosso Conero, che comprende l'intera area alle spalle del monte Conero e consente la visita di località di grande attrattiva turistica come Portonovo, Sirolo e Numana, arrivando a sud fino a Recanati e a ovest a Loreto, Castelfidardo, Osimo e Fabriano.

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Ancona

Capoluogo della regione Marche, è una città ricca di contrasti: le stradine in salita dell’antico centro si aprono improvvisamente in vista del mare, e l’antica cattedrale domina insieme i chiari palazzi gentilizi e le navi del grande porto commerciale. Ancona è nata in tempi molto lontani su una delle ultime pendici del monte Conero, attorno a un’ampia insenatura che è stata per secoli uno dei più importanti porti del Mediterraneo. Ancora oggi, il lungomare Vanvitelli (dove si innalzano le costruzioni portuali disegnate nel ‘700 da Luigi Vanvitelli) proietta il fascino storico della città sullo sfondo delle modernissime attività del porto, mentre il Passetto, la lunga passeggiata a mare a sud, rasenta le balze dirupate e i precipizi che scendono dal promontorio.

Cattedrale

Questa bellissima chiesa romanica, dedicata a S. Ciriaco, sorge sulla sommità del colle che domina il porto e la città. In questo punto sorgeva l’antica acropoli dorica, e le fondamenta della cattedrale si confondono con i resti di un tempio dedicato a Venere Euplea (IV sec. a. C.). La pianta della chiesa, che fonde armoniosamente il romanico con gli influssi bizantini provenienti dall’Oriente, è a croce greca; il portale scolpito (sec. XIII), aperto verso il mare, è preceduto da un protiro in marmo di Verona, retto da sottili colonne appoggiate sul dorso di due leoni di pietra. La cupola è stata aggiunta nel ‘500; all’interno, nella cappella della Madonna, vi è un fastoso altare di Luigi Vanvitelli (1723).

Portonovo

In questo piccolo paese sulla riviera del Conero si trova un vero gioiello dell’architettura romanica marchigiana, la chiesa di S. Maria di Portonovo. Costruita in grandi blocchi di pietra chiara dai padri Benedettini, intorno al 1050, unisce lo schema della basilica alla pianta a croce greca, sormontata da una cupola. Non lontano dalla chiesa si trova invece un fortino napoleonico, un baluardo militare costruito nel 1808 e ora trasformato in albergo.

Sirolo

Dalle case e dalle piazze di questo piccolo borgo fortificato, alto sul mare, si gode di un meraviglioso panorama sull’Adriatico e sulle pendici del monte Conero: sul mare, poco lontano dal paese, sorgono dall’acqua le famose Due Sorelle, due bianchi faraglioni calcarei. Le strade strette, i tratti della muraglia medievale (come il baluardo del Torrino) riflettono ancora l’origine di Sirolo, nato nel Medioevo e subito cinto da mura (sec. XI); nelle piazzette e nelle vie, tutte molto suggestive, si aprono alcune belle chiese come la Madonna del Rosario (con affreschi del sec. XVI), e la chiesa del SS. Sacramento.

Numana

Questo piccolo borgo marinaro, ai margini del promontorio del Conero, ha una storia molto antica: è nato infatti come porto della popolazione preromana dei Piceni, prima di diventare un municipium di Roma. Oggi è un notissimo centro turistico, raccolto intorno al piccolo porto e percorso da una lunga e pittoresca scalinata, la Costarella; nella chiesa della Madonna del Crocifisso si conserva un crocifisso ligneo (romanico, fine sec. XII) a cui sono attribuite proprietà

Loreto

Come vuole la tradizione, una notte di molti secoli fa un piccolo gruppo di angeli trasportò in volo dalla Palestina la casa di Nazareth dove visse Gesù, e la depose su questo colle allungato davanti all’Adriatico, tra le valli del Potenza e del Musone. Immersa in un dolce paesaggio, Loreto rappresenta, insieme a Roma e a S. Giovanni Rotondo (legato a Padre Pio), il maggior centro di pellegrinaggio di tutta Italia. Il santuario della Santa Casa, costruito su di un’imponente bastionata, risale ai secc. XV-XVI (anche se le origini del culto si perdono in tempi molto più antichi, nel ‘200 ): all’interno della grande chiesa tardorinascimentale, a cui collaborarono i migliori architetti e scultori del tempo, è conservato, racchiuso in un involucro di marmo magnificamente scolpito (opera di Bramante, 1509) il piccolo edificio in muratura considerato l’abitazione di Gesù fanciullo.

Recanati

In questa raccolta cittadina su un colle tra le valli del Musone e del Potenza,, percorsa da strade tranquille che salgono tra bei palazzi signorili, sono nati, a distanza di poco più di un secolo, due personaggi diversissimi fra loro: il poeta Giacomo Leopardi e il tenore Beniamino Gigli. Il paese sembra nutrirsi di queste memorie leopardiane: il poeta abbandonò molto presto la casa paterna e i paesaggi familiari, ma ne trasse continua ispirazione (il campanile del convento di S. Agostino è la “torre antica” del Passero solitario; esiste anche un Colle dell’Infinito, sul monte Tabor, a cui si arriva con una breve passeggiata). Nella Pinacoteca comunale, infine, si conserva una ricca collezione di opere di Lorenzo Lotto (sec. XVI).

Castelfidardo

Nel 1863 a un artigiano di questa cittadina allungata su di un colle che divide le valli dell’Aspio e del Musone, non lontano dal mare, venne in mente di aprire una bottega di strumenti musicali. Da allora Castelfidardo è diventata la capitale internazionale della fisarmonica, un centro di produzione di strumenti musicali conosciuto in tutto il mondo e celebrato nel locale Museo internazionale della Fisarmonica. Il centro ha un aspetto settecentesco e dell’antico castello, da cui il paese ha preso il nome, sono state conservate solo quattro porte e qualche tratto della cinta muraria a cui si sono appoggiate alcune antiche case.

Osimo

È un centro di origine romana allungato sulla dorsale che divide le valli dei fiumi Aspio e Musone. Della città romana, chiamata Auximum, non rimangono quasi più tracce: solo un’antica fonte, la fonte Magna, che si apre in un muro di blocchi di travertino, e una serie di dodici statue decapitate, scoperte nell’area del Foro romano e conservate nel palazzo comunale. Da queste statue sarebbe nato un antico soprannome degli abitanti di Osimo, detti “i senza testa”. Il nucleo storico del paese rispecchia invece il lungo periodo di prosperità medievale: notevole il duomo, dedicato a S. Leopardo (sec. XII).

A TAVOLA
Ciauscolo Salame e soppressata di Fabriano
E' il salume tipico dell'entroterra marchigiano che ha la sua patria riconosciuta nel comune di Visso nel Parco dei Monti Sibillini. E' però diffuso ovunque ed è uno dei simboli gastronomici della regione. Si prepara con tagli di pancetta, costata e spalla di maiale, macinate finissime e condite con sale, pepe, aglio e vino cotto. Insaccato nel budello gentile viene affumicato per alcuni giorni al fumo di bacche di ginepro, quindi stagiona da 2 a 3 mesi. Rimane morbido e il suo consumo ideale è spalmato su fette di pane casereccio. Il primo è preparato con carne di coscia di maiale tagliata in punta di coltello, condita con sale e pepe, insaccata e fatta stagionare. E' in pratica uno dei salumi meno lavorati d'Italia. La stagionatura varia tra i 60 e i 150 giorni. E' compatto e molto sodo, ruvido al tatto e ricoperto da una leggera patina di muffa. L'interno ha colore rosso scuro a grana fine punteggiato dai lardelli bianchi. La soppressata ha dimensioni più grandi del salame di Fabriano, la carne impiegata è presa dalle parti magre del maiale macinata più volte, con aggiunta di lardo a cubetti. L'impasto è condito con sale e pepe e insaccato in budello di vitello.
Salamino di fichi Beccute
Dolce caratteristico a base di fichi secchi, noci, mandorle, macinati e impastati con la "sapa" (mosto cotto concentrato) e "mistrà", tipico liquore d'anice marchigiano. L'impasto modellato a forma di salamino, viene avvolto e legato in foglie di fico. Dati gli ingredienti è un preparato tipico di fine estate da consumarsi durante tutto l'inverno. I salamini vengono conservati in cantine fresche. Pagnottine di pane dolce a base di farina di granoturco costellate di pinoli e uva sultanina. Sono preparate nelle pasticcerie di Ancona, Fano e qualche altra località della costa adriatica e dell'entroterra.

 

IL VINO
Nelle Marche la coltura della vite ha antichissime tradizioni che risalgono al tempo dell’impero romano. Tradizioni che si sono tramandate nei secoli (uno dei più famosi estimatori del vino marchigiano era Federico Barbarossa) dando origine a vini apprezzati in tutto il mondo. E’ interessante notare come il famoso vitigno Pinot coltivato in Francia ha probabile origine marchigiana: infatti alcuni storici del vino ritengono che derivi dalle viti della zona di Piceno (da cui il nome Pinot) trapiantate dai romani nell’antica Gallia. Oggigiorno le Marche si identificano fondamentalmente con il vino che ha fatto la fortuna di questa regione: il Verdicchio, dalla caratteristica bottiglia a forma di anfora. Si ottiene dal vitigno autoctono omonimo coltivato sulle colline dei Castelli di Jesi e su quelle di Matelica. Da qui il nome delle due D.O.C.: Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica. Sono luoghi che beneficiano di un terreno ed un clima particolare che fanno sì che il Verdicchio dia il meglio di sé soltanto in queste zone, mentre perde vigore se coltivato altrove. E’ un vino dal colore paglierino tenue, dal profumo caratteristico delicato e dal gusto gradevolmente amarognolo che ben si abbina con i piatti di pesce della cucina locale. Ma non c’è soltanto il Verdicchio a tenere alta la bandiera della regione, ultimamente si sono posti all’attenzione degli estimatori anche ottimi vini rossi, come la D.O.C. Rosso Conero. Vino ottenuto essenzialmente da uve Montepulciano ha colore rubino, profumo vinoso e sapore asciutto ricco di corpo. Vuoi imbandire un pranzo o una cena nello stile della regione? Acquista qui i vini delle Marche selezionati per te dai nostri esperti.

 

DOVE MANGIARE E DORMIRE
A Portonovo vi consigliamo una sosta al ristorante Il Laghetto (tel. 071-801183), situato tra la spiaggia ed un lago di acqua salmastra da cui prende il nome, propone un buona cucina di pesce accompagnata da vini locali. Ad Ancona, nel cuore della città vecchia, un buon indirizzo è l'osteria Teatro Strabacco (tel. 071-56748), dotata di un ottima cantina, offre piatti della tradizione locale e non, provate le ottime orecchiette alle cozze. Se volete trascorre la notte a Portonovo vi consigliamo l'albergo Fortino Napoleonico (tel. 071-801124), come dice il nome è stato ricavato da una fortezza costruita all'epoca di Napoleone, camere grandi ed accoglienti. A Sirolo un bel albergo in una stupenda posizione è il Monteconero (tel. 071-9330592), ricavato in un ex monastero, camere semplici e moderne e ristorante tipico con soffitto a volte.
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