Da Verona in Valpolicella

logo_discoveritalia La Valpolicella si estende a nord-ovest di Verona. Il paesaggio che la caratterizza è totalmente collinare, con morbidi declivi e spartiacque a quote basse, ed è dominato pressoché ovunque dai vigneti, quasi sempre coltivati a pergola o a cortina. L’itinerario alla scoperta dei grandi vini di questa regione inizia proprio dalla città di Verona e offre due direttrici di percorso. La prima punta decisamente a nord lungo il corso del torrente Pantena, che dà il nome alla Valpantena e a una tipologia ben precisa di vino; la seconda lascia invece Verona seguendo il corso dell’Adige per un tratto pianeggiante.

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Verona

La città, capoluogo di provincia del Veneto, si trova nella pianura allo sbocco della valle dell'Adige, ai piedi dei monti Lessini. Nodo di importanti vie, fra cui quella che porta al passo del Brennero, Verona si sviluppa lungo le sponde dell'Adige, che in questo tratto descrive due anse sinuose e profonde. Antico insediamento paleoveneto, la città divenne ricca e potente con i Romani, che ne apprezzarono la naturale posizione strategica, punto di passaggio verso il nord dell'Europa. Divenne, a partire dal V secolo, la prestigiosa sede di monarchi ostrogoti, longobardi e franchi, poi devastata dagli Ungari (sec. X). Il declino di Verona ebbe, però, vita breve. Già nella metà del XII secolo, come libero comune, essa divenne il fulcro di fiorenti commerci, mentre la potente signoria dei della Scala trasformò, a partire dal 1260, l'aspetto della città, non solo abbellendola di sontuosi palazzi, ma facendone la prestigiosa capitale di uno dei regni più potenti e culturalmente vivaci del Rinascimento. Nel 1405, la città passò sotto il dominio veneziano della Serenissima che, a sua volta, la impreziosì di nuovi gioielli d'arte, costringendola però a condividerne le sorti fino all'Unità d'Italia. Verona, la più romana delle città del nord. Nel suo centro storico, dalla regolare struttura a scacchiera, corrono ancora il decumano (odierno corso Porta Borsari) e il cardo (vie Cappello e Sant'Egidio). Ma sono il teatro e l'arena, quest'ultima simbolo della città, a far riviere alla città il suo antichissimo passato quando, in estate, si riempiono di migliaia di spettatori e amanti della lirica. A Verona nacque Catullo, il poeta dell'amore, e tra le mura di un suo aristocratico palazzo si consumò, per la fantasia di Shakespeare, il più grande dramma d'amore di tutti i tempi: quello tra Romeo e Giulietta. Verona è una signora, a volte un po' malinconica, che trasmette una strana magia: sarà forse per le possenti architetture rinascimentali che ci parlano del suo passato splendore; o forse per l'Adige che, sornione, la culla senza sosta, regalandole splendidi scorci e tanta umidità!

Arena

Con i suoi 25.000 posti, utilizzati ogni anno in luglio e agosto per le famose rappresentazioni di musica lirica, l’Arena è il simbolo cittadino. Lo storico anfiteatro fu costruito nel sec. I d. C. al di fuori delle mura e veniva usato anche per i combattimenti navali, le naumachie, per le quali si provvedeva ad allagare la platea con l’acqua prelevata dall’Adige grazie a un complesso sistema di condutture. Dell’anello esterno, che aveva tre ordini di arcate ed era alto circa 30 m, restano in piedi soltanto pochi metri, mentre il secondo anello, a due arcate, si è conservato per intero. La struttura esterna dell’arena è costruita a secco con blocchi di calcare della Valpolicella che legano muri di mattoni e pietre. La cavea ha oggi 44 file di gradini (che non corrispondono a quelle originali) alle quali si accede da 64 bocche. La platea ha forma ellittica.

Duomo

Sorge nella parte della città medievale, dove l’ansa dell’Adige è più stretta, e venne costruito sulle macerie delle chiese cristiane distrutte dal terremoto del 1117. A partire dal 1444 si iniziò una lunga opera di rinnovamento che lo portò, entro il 1606, ad assumere un aspetto rinascimentale. L’abside, in tufo, e le strutture di base, sono romanici, mentre all’interno la volta a crociera è retta da pilastri gotici. La facciata conserva un’impostazione romanica, impreziosita da bifore, lesene e archetti, e nella parte centrale presenta un importante protiro a due piani. All’interno il presbiterio è cinto da un tornacoro di marmo del Sanmicheli, con un alto basamento che sostiene colonne ioniche. Sotto all’organo una scaletta conduce a un atrio a tre piccole navate, in cui è custodita una preziosa vasca battesimale ottagonale ricavata da un monolito di marmo scolpito del sec. XII.

Palazzo del Comune o della Ragione

Si affaccia da un lato sulla piazza delle Erbe, e dall’altro alla piazza dei Signori. Il palazzo fu costruito alla fine del sec. XII ed ha una pianta quadrata, con cortile e torri agli angoli. La facciata, coperta alternativamente di tufo e cotto, fu modificata nel ‘500, per inserirvi il leone di San Marco. Sormontate da un ordine di archetti, vi si aprono finestre trifore, presenti anche sul cortile. Qui, cinto da un porticato a tutto sesto, si teneva un tempo il mercato delle granaglie. Nella torre più alta, la torre dei Lamberti, già esistente in precedenza e terminata alla fine del ‘400, sono ancora collocate le due campane suonate per l’adunata del consiglio e in caso di incendi.

San Bernardino

Un chiostro introduce alla chiesa quattrocentesca, aprendone alla vista dapprima la facciata a capanna in cotto, stretta fra pinnacoli gotici e con portale già rinascimentale. Affreschi e decorazioni coevi alla costruzione preparano, nell’interno, alla scoperta della cappella Pellegrini, altro saggio di architettura rinascimentale di Michele Sanmicheli che questa volta preferì una pianta circolare aperta da nicchioni e nicchie. Per vedere un esempio di pittura di fine ’400-inizi ’500 su argomenti legati ai Francescani committenti della chiesa basta accedere alla sala Morone, così detta dagli artisti che la ornarono.

S. Fermo Maggiore

La chiesa, che è composta di due edifici sovrapposti, faceva parte di un monastero, prima benedettino e poi francescano. La parte inferiore fu iniziata nel 1065, con forme romaniche, insieme a quella superiore, che però venne modificata nel sec. XIV, e prese forme gotiche. La facciata è percorsa nella sua parte superiore da quattro altissime finestre. L’abside principale è contornata da piccole absidi romaniche, ed è solcata da alte finestre gotiche. La chiesa superiore ha un soffitto di legno del ‘300, dipinto con figure di santi, che si distende in una sola navata. Lungo i muri laterali sono disposti numerosi monumenti funebri. Il presbiterio, affrescato, ha un tornacoro del sec. XVI. La chiesa inferiore ha tre navate sorrette da pilastri a croce, decorati, come le pareti, con affreschi dei secc. XI e XIII.

S. Zeno Maggiore

Nata al di fuori delle mura e rovinata dal terremoto del 1117, questa importante chiesa fu riedificata negli anni immediatamente successivi. La facciata in tufo è divisa da una galleria di bifore in marmo rosso, e regge un grande rosone. Il portale, con protiro sostenuto da due leoni, è scolpito ed elaborato, opera del sec. XII. Il portone è suddiviso in 24 formelle di legno con storie tratte dal Nuovo e Antico Testamento. L’interno, cui si accede scendendo alcuni gradini, è molto ampio e caratterizzato dal riutilizzo di numerosi materiali romani, tra cui le colonne corinzie. Nel presbiterio, che ha linee gotiche, è conservato il trittico di Andrea Mantegna, che rappresenta la Madonna con il Bambino tra angeli e santi, una delle opere fondamentali del Rinascimento italiano. Di fianco alla chiesa resta un chiostro romanico con dipinti e sepolcri.

Santa Maria in Organo

Se si dovesse datare il luogo di culto dall’esterno, si sarebbe tratti in inganno. Lo si collocherebbe fra ’400 e ’500, quando invece se ne pose la prima pietra - ancora una volta per volere dei Benedettini - nell’VIII secolo. A fine ’400, in effetti, la vecchia chiesa venne trasformata nella nuova, per la quale Michele Sanmicheli prese ispirazione dal Tempio Malatestiano di Rimini per ammodernare la facciata. Infatti il prospetto presenta una parte inferiore rivestita in marmo e tre arcate, mentre la superiore è quella dell’edificio precedente, in cotto e tufo e con archetti pensili. Vedute architettoniche e Nature morte occupano i pannelli degli schienali del coro e sono un capolavoro di fra’ Giovanni da Verona.

Piazza dei Signori

Dalla Piazza dei Signori di Verona si ammirano la facciata della Domus Nova, in stile veneziano del XVII sec.; la rinascimentale Loggia del Consiglio, le cui statue sulla cornice superiore sono opera di Alberto da Milano; il Palazzo della Regione, costruito in epoca medievale, e rinnovato poi in stile rinascimentale. Sempre nella piazza si può scorgere il Palazzo degli Scaligeri, Signori di Verona dal 1260 al 1387, noti anche per l’ospitalità che offrirono nella loro reggia al poeta Dante, a cui per altro la città ha dedicato una statua, posta al centro della stessa piazza.

Casa di Giulietta

Proseguendo da piazza delle Erbe in direzione sud-est si raggiunge dopo pochi passi, sulla sinistra, la cosiddetta Casa di Giulietta. La costruzione è duecentesca, e costituisce un bell’esempio di ripartizione degli spazi interni, con cortili e passaggi coperti, di un isolato romano. Su un balcone, a ricordare l’immortale personaggio dell’innamorata shakespeariana, è collocata una statua di Nereo Costantini.

Piazza Brà

Questa piazza, che nella seconda metà del ’700 venne trasformata in uno dei ‘salotti’ della città, è uno dei luoghi per eccellenza dove darsi appuntamento con gli amici per un aperitivo. Proprio nel ‘700 fu aperto il Listòn, per antonomasia il passeggio di Verona, e parte delle residenze qui esistenti vennero rimaneggiate. Completamente nuovi sono infatti solo il neoclassico palazzo della Gran Guardia Nuova e l’edificio del Museo lapidario maffeiano, settecentesco; furono invece iniziati nel ’600 ma ultimati due secoli dopo sia il palazzo della Gran Guardia sia il Teatro filarmonico.

A TAVOLA
Gnocchi di San Zeno Pearà
Sono i celebri gnocchi del Carnevale veronese, eseguiti secondo la ricetta delle famiglie nel rione di San Zeno, ma in vendita tutto l’anno nelle botteghe di alimentari della città. L’impasto è tradizionale: patate farinose, farina, uova e sale. I pezzettini di pasta vengono fatti rotolare su una grattugia, quindi bolliti in acqua salata. Il condimento tradizionale è a base di burro fuso e formaggio, ma il vero piatto della festa vuole un intenso spezzatino di carne di cavallo, bandiera della cucina veronese. La pearà, classica salsa reperibile anche nei ristoranti più legati alle tradizioni cittadine, viene solitamente accompagnata al bollito misto; il nome com’è facile intuire, deriva da pepe, che è l’ingrediente fondamentale. La ricetta rivela quanto si tratti di una salsa vigorosa: il pane va prima tostato, poi sbriciolato, quindi messo in una casseruola dove è stato fatto fondere il midollo di bue, vitello e maiale, legato con burro crudo e infine lavorato con aggiunte graduali di brodo di manzo. Deve cuocere almeno un’ora e mezza a fuoco basso, quindi va insaporito con sale e moltissimo pepe macinato grosso.
Pandoro  
Dolce caratteristico a base di fichi secchi, noci, mandorle, macinati e impastati con la "sapa" (mosto cotto concentrato) e "mistrà", tipico liquore d'anice marchigiano. L'impasto modellato a forma di salamino, viene avvolto e legato in foglie di fico. Dati gli ingredienti è un preparato tipico di fine estate da consumarsi durante tutto l'inverno. I salamini vengono conservati in cantine fresche.

 

IL VINO
A destra del lago di Garda e a nord della città di Verona si estende la zona del Veronese suddivisa nelle sottozone del Bardolino, Valpolicella, Soave e Gambellara. Le ultime tre sottozone sono caratterizzate dalla produzione di un vino che ha ottenuto recentemente la D.O.C.G. per la sottozona di Soave: il Recioto. Il nome deriva da “recia” che nel dialetto locale significa “orecchia” e sta ad indicare le parti del grappolo più esposte al sole. Sono infatti queste uve che, selezionate durante la vendemmia, vengono poste ad appassire e vinificate verso dicembre, a volte anche a febbraio, per dare origine ad un vino che può essere dolce oppure secco a seconda che la svinatura avvenga quando ancora non tutto lo zucchero si è convertito in alcol oppure quando questo processo si è completato. Tra i Recioti secchi si distingue l’Amarone: uno dei vini più rinomati della regione dal bel colore rosso granato carico, dal caratteristico profumo che ricorda le mandorle amare (e da qui il nome) e dal sapore pieno, vellutato e caldo. Vuoi imbandire un pranzo o una cena nello stile della regione? Acquista qui i vini del Veneto selezionati per te dai nostri esperti.

 

DOVE MANGIARE E DORMIRE
A Verona vi consigliamo una sosta alla Taverna di Via Stella (tel. 045-8008008), situata nel centro storico vicino al balcone di Giulietta, propone una cucina locale ed un ottima scelta di vini. Vicino a Negrar, nel cuore della Valpolicella, godrete di un ottimo rapporto qualità prezzo nel ristorante Alla Ruota (tel. 045-7525605), assaggiate i primi come le pappardelle di farina integrale ma non trascurate neanche i secondi come il coniglio marinato, buona la carta dei vini. Se volete trascorre la notte a Verona vi consigliamo l'albergo Torcolo (tel. 045-8007512), in un palazzo vicino all'Arena, camere accoglienti arredate in stili diversi e possibilità di fare colazione sulla terrazza nella bella stagione. Fuori Verona invece, a Ospedaletto di Pescantina, circa 15 chilometri a nord ovest, vi consigliamo l'albergo Villa Quaranta (tel. 045-6767300), ricavato in una splendida villa del XVII secolo, circondata da un parco e dotata di piscina e due campi da tennis, servizio estremamente accurato.
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