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​Chianti: il Vino del Gallo Nero

By Luca Stroppa 20 giugno 2018

Chianti: il Vino del Gallo Nero

Dopo tre decenni di lavoro e 18 quaderni di appunti, nel 1872, il Barone Bettino Ricasoli scopre e rende nota la composizione di quello che definisce “il vino perfetto”: 70% di Sangiovese, 15% di Canaiolo e 15% di Malvasia. Ancora oggi quella formula è considerata un punto di riferimento per la produzione del Chianti Classico.

Storia del Chianti

Il Chianti identifica un’area prevalentemente collinare che si snoda tra le province di Firenze, Arezzo e Siena, famosa in tutto il mondo per la produzione dell’omonimo vino. Il nome deriva o dalla famiglia etrusca “Clante”, la prima ad impiantare vigneti nella zona e a sfruttare i territori per la produzione di vino, o dalla parola latina “clangor” ovvero (“rumore”) per sottolineare il rumore delle battute di caccia tipiche di queste aree.

In ogni caso, la parola “Chianti” viene utilizzata stabilmente per identificare il vino prodotto in queste zone solo a partire dal XII secolo quando alcune famiglie, come quella dei Ricasoli e degli Antinori, si organizzarono in vere e proprie aziende vinicole dedite alla produzione di vino bianco. Ebbene sì, bianco, perché stando ad alcuni documenti dell’epoca il Chianti era originariamente un vino bianco !!! Non si hanno comunque notizie certe circa il periodo della sua conversione in vino rosso e sulle sue caratteristiche iniziali.

Nel 1384, “La Lega del Chianti”, un’alleanza tra i territori della zona per la loro difesa e amministrazione, stabilì una serie di norme atte a disciplinare la produzione del vino Chianti, riconosciuto come “patrimonio del territorio”.

Da quel momento in poi gli interventi volti a difendere il vino e la zona di produzione furono davvero numerosi: Cosimo De Medici vi dedicò addirittura un lunghissimo decreto in cui stabiliva i confini entro i quali produrre il vino, fissava misure antifrode e regole per il suo commercio.

Il successo attuale del Chianti si deve anche a questi interventi.

La leggenda del Gallo Nero

Il Gallo Nero è tradizionalmente il simbolo con cui viene riconosciuto il Chianti.

Dietro tale simbologia si nasconde una leggenda che risale alle diatribe tra Fiorentini e Senesi circa la spartizione dell’ambitissimo “territorio del Chianti”. Le due città decisero di risolvere la questione attraverso una particolare prova che vedeva protagonisti due cavalieri, uno per Siena e uno per Firenze.

I due sarebbero dovuti partire dalle rispettive città al canto di un gallo e camminare velocemente verso quella rivale, il punto d’incontro avrebbe determinato il confine tra Siena e Firenze.

Senesi e Fiorentini scelsero entrambi cavalieri considerati veloci e resistenti, diversa fu invece la scelta del gallo: i primi si affidarono ad un gallo bianco che coccolarono e viziarono con tanto cibo e acqua, mentre i secondi scelsero un gallo nero trascurato e affamato. Quest’ultimo alla ricerca di cibo e stremato dalla fame cantò ancora prima dell’alba, molto tempo prima del gallo bianco completamente sazio e riposato.

Il cavaliere di Firenze partì dunque con grandissimo vantaggio tanto da arrivare a pochi chilometri da Siena e conquistare tutto il Chianti. Da quel momento in poi il gallo nero fu riconosciuto come simbolo di quelle terre e del vino che ne deriva.

Zona di produzione e Vitigno

Anche se i confini delle aree del Chianti sono in costante evoluzione e oggetto di dibattito e discussione, la zona storica delle province di Siena, Arezzo e Firenze resta il punto di riferimento per la produzione di questo vino.

E proprio nei territori fiorentini, il Barone Bettino Ricasoli, agricoltore, politico e uomo di spicco del Regno d’Italia di cui fu anche Presidente del Consiglio, definì la formula dell’uvaggio del Chianti, fornendo percentuali precise sulle uve da utilizzare: 70% di Sangiovese, 15% di Canaiolo e 15% di Malvasia. Si dice addirittura che per testare le capacità di conservazione della sua bevanda, il Barone faceva partire settimanalmente mercantili diretti in Sud America carichi di botti, per poi degustare il vino al loro ritorno.

In ogni caso, quella di Bettino Ricasoli è considerata la formula base per la produzione del Chianti tanto da diventare “disciplinare di produzione “anche se, oggi, sempre più produttori preferiscono utilizzare solo Sangiovese.

Si parla di “Riserva” in riferimento al Chianti che ha subito un invecchiamento di almeno due anni, mentre si parla di “Chianti Classico” per definire quello prodotto nelle zone storiche di Castellina, Radda, Gaiole, Greve e in parte Barberino Val D’Elsa, Castelnuovo Barardenga, Poggibonsi, San Casciano e Tavarnelle. A partire dal 1984 il Chianti ha ottenuto la denominazione di origine controllata, mentre un decreto del 1996 distingue anche il Chianti dal Chianti Classico, che quindi ha ottenuto una propria denominazione.

Abbinamento: Chianti e…

“Uno che faceva un censimento una volta cercò di interrogarmi. Mi mangiai il suo fegato, con un bel piatto di fave ed un buon Chianti...”

Se state cercando il piatto giusto da gustare con il vostro Chianti noi eviteremmo l’abbinamento di Anthony Hopkins nei panni di Hannibal Lecter ne “Il Silenzio degli innocenti”. Certo è che il Chianti si può abbinare con tanti piatti. È consigliato infatti l’abbinamento sia con antipasti a base di salumi, sia con primi con sugo di ragù ma anche con secondi a base di carne rossa, e perché no con formaggi.

Posted in: Vini d'Italia
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